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La grande e la piccola guerra
(Elio Gioanola)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

Il libro si divide in due parti: Parlata di un fante contadino, dove Elio Gioanola (molto noto finora come critico letterario) riprende dalla viva voce dello zio Salvino una straordinaria storia contadina che va dal Risorgimento al fascismo, incentrandosi sulla prima guerra mondiale ("la grande guerra") e sul vissuto popolare del Monferrato. Egli la ricompone in una lingua immaginosa e vivace, ma anche realistica, tipica della "parlata", che è molto piaciuta a Ermanno Olmi.

E Guerra a Prelio, dove l’autore narra in maniera travolgente e un po’ picaresca "la piccola guerra" tra gruppi di ragazzi a San Salvatore Monferrato, che vede opposte le contrade di San Siro e Prelio.

La grande e la piccola guerra comprende dunque due storie, che dicono dall’interno e con originalità com’era l’Italia vera e profonda; esse appartengono all’epica "povera" e alla narrativa orale, che sono state il modo di esprimersi proprio delle civiltà contadine. Gioanola le struttura con brio, sapienzialità e secondo un "discorrere" avvincente e terragno, che lo rivela tra i più autentici scrittori di questi ultimi decenni.


Prima pagina 

I

MIO PADRE E IL PAESE DI ALLORA

 

Forse è meglio che principio da quando mio padre è andato in America, e poi quando è venuto a casa.

Quei tempi là erano tempi tristissimi, c’era niente, c’era sì tante vigne ma anche tanta gente, e le vigne erano di pochi padroni. Gli altri, i paesani, erano tutti disponibili, i padroni andavano in piazza, prendevano i migliori e quelli che erano un po’ da scarto li lasciavano indietro. Erano tempi così. Venivano in piazza i fattori, col bastoncino in mano, lo picchiavano sulla gamba e poi lo puntavano: te, te e te, andiamo che c’è da fare qualche giornata.

Allora lui, mio padre, che era del ’59, quando è andato alla rivista (prima di andare soldato aveva pellegrinato anche lui come aveva potuto, a giornata qua e là, per suo conto aveva solo un vignotto di due o tre staia) è stato assegnato ai bersaglieri, a l settimo bersaglieri di Torino, e ha detto, nella sua mente ha detto: se posso, voglio andare nei carabinieri, così faccio una vita sicura. Ma poi ha parlato con gli altri, là a Torino, che il carabiniere sapevano cos’era, e l’hanno sconsigliato.

Il minimo che ti capita – dicevano quelli -, oltre alla vita grama, è che ti mandano in Bassitalia contro il brigantaggio -.

- Allora no, allora no! -, lui ha pensato, e non ha fatto la domanda.

Però tra l’altro in Bassitalia mandavano anche i bersaglieri, per rinforzo, e lui diceva:

- Ma io se posso non ci vado -; e poi invece, quando finì il suo periodo di sei mesi d’istruzione, l’hanno preso e l’hanno mandato proprio là, in Sicilia, "aggiunto ai carabinieri".

(…)


Rassegna Stampa

L’onore ritrovato al tempo delle baionette ("Corriere della Sera", Giovedì 2 febbraio 1995)

LA STORIA VISTA CON OCCHI CONTADINI ("Famiglia Cristiana" n. 13, aprile 1995)

Una piccola patria nella grande guerra ("Il Giornale", 19 maggio 1995)

IL FANTE CONTADINO VA ALLA GUERRA ("Tuttolibri" de "La Stampa", 10 giugno 1995)


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webmaster Marco Giorgini