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" La
vita del Popolo", Domenica 11
gennaio 2004
IL LIBRO
Il valore del condividere
di
Alda Pellegrinelli
Poesia
del ricordo e amore per la tradizione si intrecciano a passo lieve
nel recente libro di Ulderico Bernardi
"La festa delle vigne. Il vino: storia,
riti, poesia" (ed. Santi Quaranta, Treviso,
novembre 2003). Lo scrittore dedica
alla "sacra" bevanda (el
pisin del Signor) pagine bellissime, nelle quali il recupero della storia
di quello che viene definito "un limpido bene
culturale" si accompagna a considerazioni sul passato più recente
dell'uomo e l'"ufficialità" delle fonti sovente si stempera nella divertita citazione di detti e proverbi popolari
che a loro volta arricchiscono le fonti con u-mile saggezza. C'è un grande
rispetto della tradizione, di ciò che
significa più profondamente
tradizione: il passaggio delle
conoscenze, di un'arte sapiente che definisce
il valore del prodotto dell'uomo e nello stesso tempo assicura e rinsalda
la "catena dell'appartenenza", la specificità
del territorio nel quale nasce un
vitigno per una favorevole concorrenza
di circostanze. E ai frutti di quel vitigno si uniscono altri prodotti
della terra e della mano dell'uomo.
Il
richiamo alla moderazione
C'è anche, in
ogni pagina, un richiamo esplicito alla
misura, alla moderazione, la stessa
moderazione che gli antichi suggerivano e che assurge, nel procedere
della narrazione, a sana regola di vita non
solo per coloro che non rinunciano al
piacere di un buon bicchiere di vino. Est
modus in rebus dunque anche se, dice
lo scrittore, "la misura può essere un fatto soggettivo". Di
qui la condanna dell'ubriachezza che si sostanzia nella descrizione
dei diversi "stadi" ai quali si può giungere dal primo bicchiere in su sino
a quell'imbriago duro o addirittura imbriago
desfà o all'andar de storneòn che
strappano comunque il sorriso. Una profonda convinzione del valore positivo
del vivere e condividere in comunità alimenta i passaggi dedicati alla funzione
socializzante della bevanda, che funge
"da vaso dilatatore della relazionalità"
e sollecita "l'integrazione del gruppo", passaggi che rinviano
alla ri-tualità del vivere insieme e alla
originaria funzione sacrale del vino, presente dai tempi più remoti nelle cerimonie sacre, sia nel mondo pagano che in quello cristiano.
E, ancora, il richiamo incessante alla
tradizione che, in questo caso, non
trascura neppure il valore delle vecchie
osterie, topos del buon tempo andato dove il brindisi d'onore per
"un nuovo venuto nella comunità vale una investitura
di appartenenza".
Il
ricordo nostalgico delle nostre terre
Ma
è nella parte dedicata alle terre divenute
nel tempo indiscusse per la loro generosa
produzione vinicola, dalla Piave all'Istria
per la via del Friuli e del Carso (i
territori della Venezia, come li chiama lo scrittore), che la narrazione si
mescola
al ricordo nostalgico. Qui la storia di vini
rinomati come il Prosecco (mediatore
sociale), il Raboso (vin rubesto e sferzatore),
il Picolìt (soave Picolito) forma un
tutt’uno con la storia degli uomini
che su quelle terre hanno visto il trascorrere
dei loro giorni, il passare delle battaglie
e degli avvenimenti felici o tristi.
La memoria insegue il filo dei pensieri
ed è come se, ripercorrendo un inespresso
parallelo esperienziale (quello della
propria giovinezza), Bernardi, mai dimentico
della sua Oderzo eppure sentimentalmente legato anche all'Istria, dedicasse
un amorevole omaggio a quei luoghi
tanto cari al ricordo. Così il linguaggio risulta sovente poetico, a tratti poesia
nella poesia di un sottile "umanesimo
rurale".
Una
gustosa appendice
Il
libro si chiude con una Cantinetta letteraria, gustosa appendice, nella quale ai
frammenti
"dotti" si uniscono filastrocche
e litanie popolari sul vino e un curioso Contrasto fra un bevitor di vino e uno
di caffè, contrasto com'è immaginabile a tutto vantaggio del bevitore di vino.
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