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"La Tribuna", 28 dicembre 2003

 

L'Ars poetica di Bacco

Il valore del vino tra mito e tradizione

Con Bernardi per scoprirne le origini

di Marina Grasso

 

   Pochi altri prodotti hanno una storia che fin dall'inizio è stata così saldamente collegata con la storia dell'uomo.

Sono molti, infatti, gli alimenti e gli oggetti d'uso quotidiano la cui storia può esser fatta risalire all'età della pietra, ma solo il vino è fin da allora investito di significati sacramentali, di poteri taumaturgici, di una vita sua propria e quindi di una sua storia.

Perché la storia del vino è, anzitutto, una storia di uomini che all'inizio lo hanno adorato come un essere soprannaturale, il portatore di gioia. Che poi lo elevarono a contemplare le vette dell'ispirazione drammatica così come lo mortificarono alle bassezze della frode e dell'ubriachezza. E che ne fecero il sangue di Cristo nella liturgia cattolica, oppure, nell'Islam, una proibizione che salvaguarda la sobrietà della comunità.

Ma il vino ha anche fornito le prime lezioni di ecologia; era certo presente alla nascita della biochimica, spingendo l'uomo in avanti sulla strada del sapere, anche se allo stesso tempo lo ha frenato inducendolo ad abbrutirsi con l'alcolismo. Perché il vino ha (oppure «è») una forza da non sottovalutare: fonte di conforto e di coraggio, unica medicina ed antisettico, solo rimedio per rinfrancare lo spirito stanco. Per questo al vino si legano riti ed ispirazioni poetiche, feste, misfatti, proverbi, storie di fatiche e di passioni.

Alcune delle quali sono state recentemente raccolte da Ulderico Bernardi nel suo La festa delle vigne. Il vino: storia, riti, poesia. Libro in cui la consueta brillante scrittura del sociologo trevigiano disegna i contorni del valore del vino e delle vigne, considerando le «esigenze dell'homo festivus e le ragioni dell'homo oeconomicus», ma anche attribuendo al nettare di Bacco, fin dal titolo del primo capitolo, il valore di «Limpido bene culturale».

La festa delle vigne e dei mosti, prima parte del volume, parte quindi dal vino come bene culturale, per poi valutarne gli aspetti sacrali e festosi quando un bicchiere di vino «fa irrompere nel tempo profano della società -tempo ordinario, individuale votato all'utile, ai vantaggi del potere e del denaro, al presente - il tempo sacro della comunità, straordinario, festivo, vocato alla gratuità, alla convivialità, alla memoria, al mito e al dono. Il festivo insorge dentro al feriale, e spalanca il confine di un universo culturale dove la bevanda diventa un soggetto e non più un oggetto della ritualità».

Ma non risparmia di inoltrarsi in un esame storico-sociologico dell'abuso di alcol, partendo dal presupposto che «il consumo oltre la norma di bevande spiritose appartiene alla struttura stessa del festeggiare» e quindi che nel senso antico della festa «anche con il concorso del vino si punta a soddisfare un disegno culturale mescolando sacralità e socialità, intuizione dei progetti divini che l'uomo ha distorto, e impegno a realizzare rapporto più equi tra le persone». Ricco di citazioni tratte tanto dalla Bibbia quanto da canti e detti popolari o filosofi antichi, è il divertente capitolo sul confronto tra acqua e vino: una storia dì contrapposizioni e di necessità che Bernardi restituisce con le parole che la Storia stessa ci ha lasciato.

Alle parole che vengono dal passato è anche dedicata quasi la metà del libro stesso, con quella «Cantinetta letteraria» che raccoglie poesie e litanie del vino: da «Il vino nel delitto, nel suicidio, nella pazzia» di Cesare Lombroso a «I poeti del vino» di Giuseppe Giacosa, passando per una sequenza di «Brindisi» di un sofisticato ma maldestro erudito napoletano.

webmaster Marco Giorgini