EDITRICE SANTI QUARANTA

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"L’Unione Sarda", Giovedì 19 novembre 1998

La casa editrice Santi Quaranta di Mazzariol ripubblica un romanzo di Raffaello Brignetti

L’indomabile solitudine della gioventù

Quella "Deriva" in cui si giocano la vita e il destino degli uomini

di Angelo Mundula

 

Si deve, ancora una volta, a un piccolo, ma coraggioso editore come Ferruccio Mazzariol, scrittore per fortuna, lui stesso di qualità davvero rara (il suo Paese dei gelsi, giunto ormai alla quinta edizione, è ciò che di meglio possa leggersi sulla nostra civiltà contadina), la riproposta di quel grande scrittore di mare che è stato ed è Raffaello Brignetti.

Per chi ne apprendesse il nome ora, per la prima volta, diremo soltanto ch’egli è stato, dopo Vittorio G. Rossi, su cui del resto fece la tesi di laurea con Ungaretti, il nostro "unico" scrittore di mare. E come tale laureato, per dirla montalianamente, con un premio Viareggio e uno Strega.

Il suo è un mare su cui si giocano la vita e il destino degli uomini, un mare metaforico per lo più, il luogo deputato del suo fare letterario, di un’esperienza totale, polivalente. Di Brignetti, l’editrice Santi Quaranta diretta da Mazzariol ripropone La deriva (pagg. 312, lire 25.000), il secondo romanzo, dopo Morte per acqua, che inaugurò questo scrittore nel nome del mare. La deriva uscì, la prima volta, nei "Gettoni" di Einaudi, più di quarant’anni fa. Calvino, scrivendone all’autore prima della pubblicazione, gli diceva: "Un libro importante perché sei riuscito a fissare una cosa, un aspetto della vita associata d’oggi, che è chiaro, d’esperienza comune, eppure nessuno l’aveva rappresentato, e una volta letto il tuo libro acquista un’immagine che vale per sempre".

In realtà, presso il mare dell’Isola d’Elba )mare che Brignetti conosceva assai bene per avervi trascorso la prima giovinezza all’ombra del padre, guardiano del faro) il romanziere era riuscito a intravedere nella gioia di una festa d0addio (di addio all’estate, ma subito anche a tant’altre cose) il tarlo che la rodeva dal suo interno, quel senso di sbandamento, d’incertezza e confusione, di sottile malinconia e fors’anche di disperazione che a poco a poco s’insinuava tra i giovani partecipanti e non consentiva di farla decollare.

"E’ come se mi mancasse qualcosa", dice Fioralba, una delle ragazze che partecipano alla festa. "Siamo come la carne arrostita male – le fa eco un altro giovane – troppo cruda da un lato e bruciata dall’altro".

C’è in questi giovani di Brignetti (ragazzi, alcuni, altri più avanti negli anni e già provati dall’esperienza della guerra e perfino della prigionia come Elia, alter ego, sembrerebbe, dell’autore) l’impossibilità di trovare un puntello su cui fondare la propria vita e darle un senso ("Non si ha un punto fermo", dice il solito Alipio, il filosofo moralista della brigata, "non si crede più a niente").

È quella crisi dei valori che sarà più manifesta negli anni successivi e che Brignetti ha saputo subito cogliere e presagire. Presto la festa si rovescerà nel suo contrario. Anche solo parlarne finirà per apparire "grottesco". Questi giovani stanno tutti insieme ma tutti insieme vivono la loro inquieta, indomabile solitudine; e vanamente si sforzano di tenere viva la festa, di prolungarne la durata, spostandosi, d’un tratto, dalla casa in cui si trovavano a festeggiare al mare di Marciana Marina, avvicinandosi e allontanandosene proprio come le onde sulla riva, e ciascuno a suo modo vivendo i suoi amori subito vizzi, "i litigi, le proposte, le indecisioni", ma sempre disperatamente cercando qualcosa d0altro, forse quel poco oro dell’esperienza che si mescola a tanta sabbia come in quella spiaggia dorata di Mille Corsiche, su cui i giovani, a un tratto, si riversano.

Poi, a sorpresa, com’è nello stile del nostro, il risvolto tragico della festa, e neppure il risvolto, quasi la sua emblematica, crudele ed estrema conclusione. È il rispetto impietoso (ma poi quanto partecipe) di un tempo che dura fino a noi. Il ritratto di una gioventù (ma anche, singolarmente, di tanti giovani, quasi angeli caduti così simili a tanti nostri giovani di oggi) tracciato nel difficile discrimine tra ricerca e perdita d’identità.

Giovani che non riescono, talvolta, a ritrovarsi neppure nelle parole così che il loro fitto dialogare (il centro del chiacchierio, per dirla con una bella immagine di Blanchot, che, in questo romanzo a struttura dialogica, varrebbe a chiarirne tanti aspetti linguistici) finisce per coincidere col vuoto o appena con "una mescolanza di suoni". Soltanto il mare, mai muto testimone, sembra dire continuamente la sua, tra incanto e controcanto; e, col mare, la piccola patria degli anni più giovani, quasi un’isola felice, vicina e irraggiungibile: "là in basso, al mare, Marciana Marina è bianca e minuscola nell’azzurro".

webmaster Marco Giorgini