EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il Nostro Tempo", 12 febbraio 2006

"L'Osservatore Romano", 15 marzo 2006

 

NARRATIVA. Romanzo postumo di Antonio Russello

Giovane professore del Sud in una Venezia sott'acqua

 

di Claudio TOSCANI

  

A quasi cinque anni dalla sua scomparsa, Antonio Ruscello, narratore tanto stimato quanto poco noto, ci offre un suo nascosto gioiello narrativo: «La danza delle acque» (Ed. Santi Quaranta, Treviso 2005, pp. 144, euro 11,00). Prosa polistile (romanzo e poesia, divagazione estetica e diario), questa di Ruscello ci trasporta in una Venezia in parte vera e in parte immaginata sotto completo annegamento lagunare, a conclusione di una secolare e radiosa agonia tra incanto e sostanza.

È la storia di un giovane professore di lettere (l’autore stesso) che, emigrato dal profondo Sud all’estremo Nord-est, lascia la scuola per la banca e s’insedia nella città delle acque, perché «… l’aveva nel suo subcosciente», ma anche per la «memoria del futuro». Così almeno dice davanti al suo stravolto direttore d’ufficio che, muovendo appena l’aria kafkiana dell’istituto di credito, gli detta tutt’altro decalogo, come si può ben immaginare.

Da questo fatto iniziale si dipanano tre “letture” dell’avventuradel protagonista, tre “pitture” della città, tre “sinfonie” della sua serenissima toponomastica. Tre storie tutte da scoprire: scritte tra italiano laminato e vernacolo veneziano, pause di verso libero e musica verbale, psicosi bancaria e scoperte d’arte, concerti passeggiate discussioni scherzi.

Quando, nel terzo tempo del libro, Venezia sprofonda (diluvio? Terremoto? Giudizio universale?), il lettore è trascinato nell’evento, nuota, annaspa, è inghiottito, trapassa in un aldilà che allarga la vista, la centuplica, la colora. Una morte trasparente e senza spavento sulle note del Quintetto K. 593 di Mozart. Diceva Ruscello: «Quasi un nuovo modo di vedere Venezia da un non veneziano. Una dimensione per dir così, pittorica, una seconda musicale e una terza vitrea o acquatica». Arguzia e rigore morale scendono sulle cose ma non le giudicano, sospese come sono tra realtà e illusione.

webmaster Marco Giorgini