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La danza delle acque
(Antonio
Russello)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Un maremoto vorrebbe
sconvolgere Venezia, affondandola; ma la città serenissima non affonda,
piuttosto galleggia, anzi danza con leggerezza e grazia come le ninfe del
Botticelli: danzano insieme la Basilica mariana, il Palazzo Ducale, Piazza San
Marco, Santa maria della salute, il Galeone dei Frari… Il maremoto veneziano
è dunque gentile, quasi amoroso, non si volge in catastrofe ma in danza grande
e celeste che è il punto di vista, visionario e surreale, del “giovane
siciliano” (cioè dell’Autore) che giunge a Venezia per lavorare alla banca
del Sud, da poco istituita. Questa “visione” dolcemente onirica e anche
dolente restituisce al lettore il cuore profondo di Venezia, che è mitico e
stratificato, caro a Dio e agli uomini.
In La danza delle acque. A Venezia la scrittura DI Antonio Ruscello si
avvale di tanti straordinari registri da lui stesso così mirabilmente definiti:
“Quasi un nuovo modo di vedere Venezia da un non veneziano, di vedere le cose
col cannocchiale e l’orologio di Galileo, con l’occhio protestatorio d’un
Paolo sarpi, con lo sguardo ambiguo del cataletto, col pianto straziato dell’Albinoni,
con la voce corale di Bach, con l’arguto minuetto di Mozart, con l’arco alto
delle stagioni di Vivaldi”. Lo scrittore siciliano-trevigiano incide a fondo
il suo suggestivo affresco, attraverso “tre letture” che lui stesso
distingue: “Una prima dimensione per dir così, pittorica, una seconda
musicale e una terza vitrea o acquatica. Una arguzia, un rigore morale
sospendono il giudizio sulle cose e sulle infinite costruzioni e architetture e
forme sociali e linguaggi ambigui su cui s’è venuta stratificando la città”.
Nell’acqua grande del ‘maremoto’, “pesci di vetro di Murano e pesci veri
della laguna si toccano e si sfiorano e non sai più qual è il vero pesce e
quale il falso, come nella vita non sapevi se fosse più vera la realtà o
l’illusione”.
La
danza delle acque. A Venezia è
gioiello inimitabile che conferma la poliedrica, originale grandezza narrativa
di Ruscello, di cui l’establishment letterario italiano, tolte le notevoli
eccezioni di Leonardo Sciascia e Matteo Collura, tarda ancora ad accorgersi.
Prima pagina
Lei
non deve sottrarre energie alla Banca.
Voce stridula che esce dall’uomo piccolo,
pareva anche dalle mani piccole uscita, dai piedini alzati sulla punta delle
scarpine per eguagliare la statura d’un metro e settanta della mia persona che
gli stava di fronte, al di là del tavolo, io impiegato nuovassunto, egli il
Direttore della Banca del Sud di Campo San Bartolomio a Venezia, puntata
saldamente sul capitale di trecento miliardi e su sangue meningi traumi sistemi
nervosi infranti di duecento impiegati e sul plusvalore che è quella frangia o
quella piega di sfruttamento più alta, come ho studiato nei libri di
ragioneria, la volta che scartando l’insegnamento di lettere per l’impiego
bancario più redditizio, gli esaminatori di quel concorso dissero peccato che
lasciassi l’insegnamento per la banca e dissero anche che la mia era una delle
tante alienazioni; ma in vista di raggiungere la sede di Venezia che avevo
scelta, non pensavo a numeri o a calcolatrici, ma a lembi di mosaico, a fasci di
colonne gotiche nei palazzi patrizi e a scorci di canali azzurri perché Venezia
ce l’avevo partendo dal mio paese di Sicilia nel mio subcosciente.
(…)
Rassegna Stampa
Un Siciliano in Laguna
("Corriere della sera", 6 dicembre 2005)
E nella danza delle acque
Venezia visse tre volte ("Corriere del Veneto", 5 gennaio 2006) Giovane
professore del Sud in una Venezia sott'acqua ("Il Nostro Tempo", 12
febbraio 2006; "L'Osservatore Romano", 15 marzo 2006)
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