di Gianfranco Ravasi
C’è alla superficie della vita un certo allegro sperare che non resiste all’urto della qualità drammatica dell’esistere. Ma nel cuore della disperazione c’è una speranza nuova, superiore alle grandi negatività che possono sopraffarci. È al di sopra ancora dell’ultimo strato dell’ultima tragedia; più forte della forza delle cose che inducono a disperare… dal cieco concimaio che produce e lascia morire indifferentemente erbe buone ed erbe cattive, mi fu concesso di tentare ancora l’ipotetico Tu divino della preghiera.
Così finisce l’ultima pagina di un libro originale di uno scrittore che ci è caro, il siciliano Fortunato Pasqualino, 70 anni, che abbiamo avuto occasione di ospitare già una volta a "Mattutino". Il volume, simile a un caleidoscopio di generi e di emozioni, di pensieri e di provocazioni, è intitolato La danza del filosofo ed è pubblicato dall’ed. Santi Quaranta di Treviso. Avremmo piacere che altri, con noi, s’avventurassero in questo resto fatto di saggi, di pezzi narrativi, di sezioni teatrali ("Socrate baccante", "Processo ad Abelardo" e un’ "opra di pupi", un genere amato da Pasqualino, cioè il "Vangelo secondo Satana"). C’è persino una lettera (con ideale risposta) indirizzata a papa Lucani.
Le pagine sono, comunque, persone dal "perché?", quell’interrogativo che in mille forme si leva al cielo: dal bambino al filosofo, da uno smaliziato Freud a un acutissimo scienziato come Hawking, c’è quest’ansia universale di capire, soprattutto quando l’esistenza si fa un peso, mille sono le cose che ci inducono a disperare e lo stesso universo ci sembra scardinato. Danzando e pregando, bestemmiando e implorando, l’uomo cerca di dipanare il groviglio della vita, tenta di sollevarsi dal "concimaio" della storia apparentemente assurdo e leva il "Tu divino della preghiera". Perché sopra tutta la miseria, anzi nel cuore della stessa disperazione, brilla sempre la fiammella della speranza e della fiducia.