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La danza del filosofo
(Fortunato Pasqualino)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

Danza questa, o ballata… di un certo spirito filosofico più che di un singolo filosofo, da Socrate "baccante" e dalle delusioni di Platone tra "sicilioti e italioti" al sorriso melanconico di Stephen Hawking, che di là dalla sua avanzatissima fisica teorica oggi si domanda perché mai l’universo si dia "la pena di esistere". Col perché? di noi e dell’universo si ridesta lo stupore originario del filosofare, e quel bambino ansioso che non si lasciò "incantare" neppure dal più sapiente dei greci, e che sarà "senza sorriso" in Laotze, "assetato" nel vangelo, fatalmente "perverso" in Freud, ma che è sempre vivo nella speranza della rinnovata "fanciullezza spirituale del ritorno", annunciata da Nietzsche.

Estroso, ditirambico, "danzante", lo stile di questa rapsodia di varia umanità, tra scanzonate fantasticherie, pezzi teatral-dialogici, sproloqui, lettere, scherzi dalle radici dolenti: propri di "un irregolare della filosofia e della letteratura" come da Mario Pomicio è stato definito l’autore, che per Giancarlo Vigorelli sarebbe "strano, selvaggio e raffinato, paradossale filosofo moderno e antico poeta… religioso, spregiudicato ma integro"; mentre secondo Gianfranco Ravasi, "Pasqualino nei suoi libri fa trasparire un personaggio autobiografico che ama le frontiere, corre lungo gli abissi, evita le pianure della banalità, sperimenta una religiosità libera e biblica". Insomma, vive a fa propri gli interrogativi della paganità antica e della laicità moderna, oltre a quelli della gente tra cui è cresciuto, pur senza rinnegare l’essenza orante della natura umana, anzi seguendo addirittura maestri di scetticismo e di dubbi radicali quali Montagne e Descates sulla via del pellegrinaggio alla madonna di Loreto, fino a toccare "la maternità di Dio" di Papa Lucani, cui Pasqualino dedica una commovente "lettera" con risposta del Papa "dall’alto dei cieli".

Nel presente di Pasqualino il Diario di un metafisico (al quale questa Danza si riallaccia) Guido Calogero ebbe a dire tra l’altro: "Conoscendo altrettanto bene il logos della ragione e l’àlogon della poesia, egli sviluppa un’eccezionale sua capacità di pensiero e di espressione, con piena unità tra l’aspetto più propriamente filosofico e l’aspetto più propriamente letterario".

È questo un libro di vita, di passione, di pensiero, che si può leggere come un romanzo scintillante o come una "favola" poetica colma di verità.


Prima pagina 

CONFESSIONE

 

Teatro, diciamo pure teatro o fantasticheria romanzesca, tanto per vincere in qualche modo l’imbarazzo della nudità folleggiante, con cui mi presento a te, Signore Iddio. Immaginiamo che questo sia un colloquio, non un soliloquio, e che perciò abbia senso invocarti, renderti grazie, rivolgerti domande, aspettarsi qualche tua risposta. È stato scritto che l’arte ha i vantaggi della follìa senza gli svantaggi. Già, chi dice che sia arte la mia? In ogni caso, vera è la preghiera di quest’uomo di scarsa, di scarsissima, di quasi nessuna fede, che tuttavia da sempre ti ha implorato, ringraziato, interrogato, cercando di scuoterti e di svegliarti, o divino dormiente, che magari fossi tra noi come il Gesù dell’evangelica barca in mezzo alle onde in tempesta.

Del resto, semel…licet insanire. E non soltanto qualche volta in un anno o nella vita. Bisognerebbe concedersi un po’ di gaio molleggiamento ogni giorno. Lo raccomandano taluni psicologi del profondo: - Delirate, alienatevi, e sarete salvi; o, se non altro, sarete meno depressi, meno angosciati, meno soli. Si riscopre così la funzione terapeutica e liberatrice della "dilettevole follìa", di cui Erasmo da Rotterdam tessé l’Elogio; e la giustezza di quanto il conte filosofo di Shaftesbury sosteneva a proposito del dovere di sottoporre le imposture e i fanatismi del mondo (e con essi qualcosa di noi) alla prova della pietra di paragone del ridicolo. Ma già Socrate ne aveva dato l’esempio, andando ad applaudire al teatro la propria maschera ridicolizzata.

(…)


Rassegna Stampa

Ansia di capire ("Avvenire", Giovedì 29 aprile 1993)

Pasqualino, l’ironia è una parabola ("Avvenire", 9 gennaio 1993)


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