EDITRICE SANTI QUARANTA

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"The Sunday Times", 9 February 1997

Tra sogno e realtà

BORIS VISHINSKI, La corona di sabbia, Editrice Santi Quaranta, Treviso, 1995, pp. 224.

di Oliver Friggieri

Attraverso la traduzione il concetto di letteratura mondiale è diventato una realtà tangibile. Almeno per quanto riguarda la letteratura Europea, i maggiori scrittori sono ora conosciuti in alcune delle lingue più importanti come l’Inglese, il Francese, lo Spagnolo e l’Italiano. Attraverso l’Inglese e l’Italiano sono stato abbastanza fortunato da venire a conoscenza di scrittori del calibro di Boris Vishinski, il più grande narratore macedone del XX secolo.

La corona di sabbia, tradotto in italiano da Viviane Jushic e Matilde Contino, sta a metà strada tra il regno del sogno e i confini noti della cruda esperienza empirica. È una storia narrata con l’abilità di un esperto narratore ma raccontata con la profonda sensibilità di un delicato poeta. Questa condizione di compromesso è stata, ad ogni modo, la scelta costante di Vishinski in molti dei suoi lavori precedenti. Egli ha narrato la storia turbolenta del suo paese con lo stesso grado di emozione che rivela in tutte le altre situazioni tipicamente umane. Egli è pienamente conscio del passato recente del suo paese ma nel creare una storia egli è capace di andare lontano, oltre i meri dettami della memoria. Egli ricrea la storia; in qualche modo adatta i fatti conosciuti alle condizioni della sua stessa sensibilità, così interpretando fino al sommo grado le ambizioni di un’intera comunità.

Ne La corona di sabbia Vishinski in parte racconta la storia e in parte interpreta i fatti secondo dei propri criteri personali. Janowski personifica la burocrazia e qualunque cosa essa implichi anche in circostanze imprevedibili. Il guerriero, d’altro lato, rappresenta quanto vi possa essere di crudele e allo stesso tempo affascinante. I Bogomili sono presentati nella loro complessa identità, ugualmente orribile e pacifica. Il potere alla fine viene definito come "torre di carta", e precisamente come "corona di sabbia".

Vishinski fa molto affidamento alla sua stessa memoria nel ricreare la realtà. Egli ricorda le emozioni con lo stesso spirito con cui dà minuziosamente conto dei fatti documentati. La profonda solitudine dell’uomo contemporaneo viene confrontata con la stessa ambizione politica dell’uomo di essere l’arbitro reale di se stesso ad ogni riguardo e in ogni condizione. L’intenso contenuto simbolico del romanzo contribuisce largamente a fare di esso un tutto unico. Altri lavori come Arcobaleno (1971), Cieli remoti (1982), La valanga (1985) e La nave sulla montagna (1991) tutti fondono immaginazione ed esperienza sensibile in un unicum; entrambe le componenti della sensibilità umana sono qualcosa di intercambiabile da tempo a tempo, così svelando il metodo più tipico di Vishinski come narratore. Egli affronta situazioni ed eventi specifici come se fossero mere possibilità o probabilità; essi tuttavia devono quasi accadere mentre la memoria li sposta da un piano temporale ad uno spazio senza tempo. Le epoche medievali vengono in qualche modo poste dentro una loro propria sfera, superiore alle interpretazioni della storia.

Il lettore acquisterà facilmente una maggior conoscenza di certi periodi storici con la lettura di queste pagine. Ma è una storia rivisitata poeticamente. La storia è ripetitività, un lungo processo all’interno del quale verità assolute vengono trasformate gradualmente in aneddoti. Fatti e finzione alla fine producono una narrativa che evoca molto della fiaba, che Vishinski tuttavia si aspetta sia presa molto sul serio.

La corona di sabbia può sotto vari aspetti essere considerata come una parabola del potere nelle mani di un uomo inconsapevole della sua stessa intrinseca debolezza. Le lezioni che vengono dalla storia sono frequentemente applicate da Vishinski agli eventi recenti nei quali egli infatti individua il ritorno degli stessi vecchi modelli. C’è qualcosa di irredimibile e di insostituibile nella storia, e questo in qualche maniera permette a Vishinski di andare oltre la pura distinzione tra passato e presente. La sua inclinazione cronica verso la poesia dà largamente conto di tutto ciò.

Il potere così come è presentato qui, è chiaramente impegnato a fare in modo che il protagonista non si trasformi in eroe. Egli deve gradualmente scomparire nell’oblio. Pili Melowsi incarna l’uomo che non vorrebbe soccombere al potere. Forse Vishinski sta accennando ad una metamorfosi finale attraverso cui il suo protagonista dovrà passare, allo stesso modo di tutti quegli uomini che non sono privi della quantità richiesta di stima in se stessi.

Boris Vishinski è oggigiorno uno dei più importanti scrittori dell’intera regione balcanica, spesso paragonato allo stesso Ivo Andric. Egli è ampiamente pubblicato e molti dei suoi lavori sono apparsi in varie lingue, incluso il Maltese. Sebbene intimamente legato alla sua madrepatria, egli trascende di molto i confini di nazionalità e facilmente acquista una valenza universale. Il suo messaggio parte dalla storia e raggiunge lo spirito di ogni lettore ovunque esso si trovi.

webmaster Marco Giorgini