di Renato Bertacchini
Educato sui classici russi e jugoslavi, laurea in legge, giornalista, drammaturgo e poeta, Vishinski risulta oggi il maggior scrittore della Macedonia. Lungo il progetto di una saga narrativa, a largo, fedele raggio spiritualista, i romanzi Arcobaleno (1971), Cieli remoti (1982), La valanga (1985), La nave sulla montagna (1991), sono lucidi esami di coscienza alla rovescia: dalle conseguenze risalgono alle colpe, individuate nella misura passato/presente, nel rapporto tra freni storici e attese salvifiche. I protagonisti di Vishinski narratore si interrogano sulle crude contraddizioni politico-sociali della recente storia macedone.
Quinto anello della saga, La corona di sabbia riporta sulla scena il professor Filippo Melovski già protagonista ne La nave sulla montagna, insieme agli altri principali personaggi, il dottor Jankovski, Maddalena, Gheorghi. Come stazione di sosta funziona la trama. Fuggendo dall’ospedale-lager dove l’hanno costretto, il professore crede di aver raggiunto la libertà. Ma i condizionamenti e le continue angherie cui è stato sottoposto – per farlo confessare responsabile di un’associazione eversiva, assassino, corruttore di giovani studenti – sono così duraturi che la fuga si rivela una subdola concessione da parte dell’Oscuro Potere.
Vishinski prosegue ne La corona di sabbia il motivo conduttore della crisi che la nuova società macedone incontra nella sua crescita democratica. Punta da un lato sul Potere spietatamente totalitario, che alla fine si disgregherà come "torre di cartone", "castello di carta", "corona di sabbia". Dall’altro lato coinvolge le vittime, le prede umane oggetto di caccia feroce e di oltraggio. Concentrati nello spazio di una simile antitesi, non avviene tuttavia (merito indubbio di Vishinski) che i personaggi degradino a rispettivi modelli del Potere e dell’Antipotere. Evitano la fissità di maschere il Principe dominatore, l’aguzzino-travet Jankovski nei panni di un burocrate dottore-poliziotto, la stessa medievale/avveniristica figura del Guerriero. Esce dal catalogo Filippo Meloski, alias Boris Vishinski, con forti bagliori autobiografici, incarnazione dell’ "Uomo che resiste e non si piega a nessuna forma di violenza" (R. Rombi). Esce dalla serie nominale delle donne, Maddalena, che ridà voglia di vivere all’esausto, neutralizzato professore.
Sul piano della scrittura, le componenti spettacolari, le risolute allegorie ricercano alternative meno simboliche nei colloqui, nei dialoghi, capaci di determinare controspinte in direzione opposta: dal visionario al quotidiano.