di Ronaldo Damiani
Assomigliano a "pagine postume pubblicate in vita" i racconti che Tommaso Tommaseo, medico e discendente dalla famiglia del celebre Niccolò, ha riunito sotto il titolo di uno di essi ("La carrozza del nonno", Santi Quaranta, lire 20.000). nascono dalla memoria di un mondo recente, scomparso nel giro di poche stagioni, e la cui perdita è stata come rallentata dalla decisione dell’autore di vivere preferibilmente nella sua campagna, dove per qualche tempo anche Parise aveva cercato un rifugio. Nella più ripara delle novità, ma in una vecchia villa, che ha orti e campi intorno, si attutisce il loro impatto e l’esistenza sembra fluire con maggiore naturalezza. Lo dice Tommaseo in un punto: "E’ questa l’epoca del bailamme dove urlano i motori e fischiano le sirene. Ma io continuo con fiducia ad affidarmi alla campagna: nelle notti d’inverno ascolto il vento spazzare la terra ghiacciata e ululare dentro i comignoli della mia casa, nelle notti d’estate ascolto il canto dei grilli… E tutto si ferma qui in una mescolanza di amare certezze e di suggestive illusioni".
È la dimensione del "metro quadrato", caro a Com’isso, dove le vicende private e quelle più vicine, viste dal vivo, si rivelano sufficienti per capire un po’ tutto. E Tommaseo, che ha già stampato nel 1993 il volume "Il tempo delle gazzose", presentato da Andrea Zanzotto, narra piccole storie del suo ambito familiare (racchiuso tra Venezia e Ponte di Piave) o appartenenti a figure, umili oppure stravaganti, con cui ebbe dimestichezza. Maneggia, spesso con un’aria sorridente, i ricordi di un tipico "filò" domestico, in cui si parla di nonni e di cugini, di conoscenti e di gesta eroicomiche del parentado. Prolunga nella scrittura esperienze biografiche e psicologiche, sedimentate per anni e ora espresse con misura in schizzi narrativi, tracciati con colori essenziali o anche con inchiostro di china (è il caso, ad esempio, dei racconti intitolati "Tempo di guerra", "Lo spaventapasseri", "La ritirata di Russia", "Visita alla vecchia casa").
"Amore per la casa di campagna" si intitola un altro, con un’eco comissiana, e lì si intende come per Tommaseo non si tratti di passione bucolica o di ricerca dell’elegia campestre, ma dell’idea, magari illusoria, di un "ordine statico delle cose", su cui è lecito fissarsi nel proprio buen retiro, senza temere di apparire fuori del tempo e della mischia quotidiana. "Coltiva il tuo giardino": è l’antico insegnamento che egli prende alla lettera, e commenta con episodi, avvenuti nel suo spazio intimo, che lo hanno mostrato, a lui medico, come un farmaco efficace contro le malattie della vita.