EDITRICE SANTI QUARANTA

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"La Stampa", Giovedì 28 ottobre 1993

La TALPA di città

di Oreste del Buono

 

Un’occhiata alle forze in campo l’altro giorno al quartiere Adriano in lotta per non accettare il trasferimento del più discusso centro sociale d’Italia, ovvero il Leoncavallo. Un’occhiata che presto lascia le forze in campo (dei poveracci con opposte ragioni più che altro per sentito dire come tutti noi) e spazia, si fa per dire, sul campo di battaglia, il quartiere Adriano medesimo. "Dimenticato da Dio e soprattutto dagli amministratori comunali", dice giustamente Il Giorno. Definizione perfetta. Un reticolo di strade che si smarriscono nel fango, palazzoni vecchi in avanzato degrado e nuovi incompleti che paiono già ruderi, rigorosamente privo dei servizi elementari, in debito di tutto, verde, scuole, fognature. Si può lottare per un posto così, che sarebbe da abolire?

Essendo cresciute e continuando a crescere l’incuria amministrativa e la miseria popolare, la Milano di oggi è sempre più restia per autodifesa ai confronti con la Milano di ieri, quella che ritroviamo nei nostri ricordi con qualche fatica. E, a poco a poco, di fatica mnemonica in fatica mnemonica, si insinuano e pesano forti sospetti di incredibilità. Davvero è esistita quella Milano degli anni Trenta che nei miei ricordi di appena immigrato è così radiosa? Urgono conferme, testimonianze, complicità altrui per crederci. E una preziosa testimonianza è fornita da questo libro discreto e ambizioso che si intitola La poltrona di midollino, è firmato da Giuliana Gramigna ed è appena stato mandato in libreria dall’editore Santi Quaranta. È un’opera prima scritta a più di sessant’anni da un architetto (chiedo scusa, con le nuove norme per la parità, dovrei dire, suppongo, architetta, come ormai si dice, ministra), designer e anche critica e storica dell’arredamento, proprio per raccontare la Milano anni Trenta ai "giovani di casa", le figlie, i nipoti, altri parenti e conoscenti. I Gramigna sono una famiglia di rilievo nella storia della borghesia milanese intellettuale. Il nonno materno di Giuliana Gramigna era Mario Borsa, direttore del Corriere della Sera. Ma il titolo solo apparentemente bizzarro del libro, La poltrona di midollino, richiama le radici paterne. Una poltrona così stava infatti nella casa di Barga, il borgo natale tra le Apuane e la Versilia.

Giuliana Gramigna racconta molto bene con attenzione e affetto per quelli che appunto chiama "i giovani di casa". Sono, infatti, loro che tutti gli anni, d’estate, tornano a Barga e, attraverso il suo romanzo, lei li vorrebbe far tornare anche a Milano, a quella Milano almeno, dato che questa è inevitabile e anche la narratrice è tentata ogni tanto dall’idea di abbandonare il presidio. Ma poi, inevitabilmente, riemerge il senso del dovere. Non si può interrompere la partita, lasciare Milano ai "villan forfant" che si sono autonominati milanesi e che tendono a far dell’ex (molto ex) capitale morale una specie di città chiusa e grigia. Il colore grigio, un tempo, a Milano, aveva una sfumatura di dolcezza. Ma c’è grigio e grigio. Il grigio attuale è inaccettabile.

webmaster Marco Giorgini