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"Famiglia Cristiana" n. 3, 1994
La poltrona-simbolo della vecchia Milano
Giuliana Gramigna
La poltrona di midollino
Ed. Santi Quaranta
Pagg. 185, lire 22.000
di Mariapia Bonante
È come entrare in punta di piedi nelle stanze e nella vita quotidiana della "buona borghesia" degli anni Trenta. A Milano, innanzitutto, ma anche, con digressioni estive, a Barzio, a Barga, a Viareggio, a Gressoney. È come sentire il fruscio, gli odori, le voci dei riti casalinghi di una "famiglia ordinata", dove le giornate scorrevano con regole sempre uguali, i grandi erano grandi e i piccoli erano piccoli, i bambini parlavano solo se interrogati, perché l’importante era diventare "ben educati". Un quadro di "piccole virtù", tramandate di generazione in generazione, assunte senza traumi, né complessi perché parte di un patrimonio vivo, ricco di affetti e di valori umani e morali.
Così lo rievoca, con i ritmi sereni di un narrare che trova la sua misura felice nella puntualità essenziale e nel calore del particolare, l’autrice, nipote di Mario Borsa, Dèdo, primo direttore del Corriere della Sera dopo la liberazione, "vivace, colto, progressista", che si batté con forza nel ’46 per la scelta repubblicana.
Ciò che più incanta, in questa rievocazione proustiana, sono le immaginette che sfilano sullo sfondo di una Milano intima, con le case in travertino e intonaco grigio, i giardini con le balie venete dalle grandi gonne di seta colorata e gli enormi grembiuli bianchi inamidati, con i bordi di sangallo (quelle tedesche erano invece in blu e tristi), le cuoche e le sartine a giornata. Sono i purilli comperati da Lampugnani, la mantellina a postiglione, la poltrona di midollino, i tanti oggetti simbolo che rivelano una sensibilità poetica e una ricchezza umana capace di fare del privato uno specchio universale.
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