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I segreti del lago
(Pietro Ruo)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Questa "storia" sui terribili fatti di sangue, accaduti ad Alleghe negli anni trenta e quaranta, è diversa e avvincente. Essa esplora i segreti del lato e tenta di illuminarli con uno scavo documentato e paziente caratterizzato da una profonda umanità, e senza alcuna tesi precostituita.
Il racconto di Pietro Ruo indica nuove piste e scenari; delinea la complessità degli avvenimenti; tratteggia le anime coinvolte, specialmente le figure femminili di Emma De Ventura e di Carolina Finazzer, cesellate con finezza e partecipazione. Dimostra la precarietà della giustizia umana.
I segreti del lago scandaglia le zone d’ombra, le ambiguità; ripercorre le trame dei fatti; porta in evidenza le testimonianze innocentiste di don Angelo Strim, il grande parroco di Alleghe; quella del dottor Giovanni Case, medico condotto del paese; quella di Tina Merlin, la nota giornalista del Vajont. Approda alla scoperta shoccante dell’esistenza di Umberto, probabile figlio naturale della famiglia Da Tos.
Ruo ha cercato una verità più profonda, con la sola chiave di lettura del dubbio. L’enigma dei "delitti" di Alleghe permane, ma più scalfito, meno buio, meno certo rispetto alla sicurezza di altre "inchieste"; il panorama è più complesso e sfaccettato di quanto si pensasse. Probabilmente non tutti i condannati all’ergastolo furono colpevoli.
I segreti del lago si rivela dunque un libro importante, e prezioso, perché è insieme storia, racconto, inchiesta, ricerca onesta e capillare della verità, mediante una scrittura che prende il lettore e non lo lascia che a pagina conclusa.
Prima pagina
I
I FATTI DI ALLEGHE
Mercoledì 8 giugno 1960, ore 11. al termine di un processo durato sei mesi, e dopo trentatré udienze, la Corte di Assise di Belluno, presieduta da Mario Alborghetti, emette una sentenza terribile.
Adelina Da Tos, Aldo Da Tos e Pietro De Biasio vengono condannati all’ergastolo per l’uccisione di Carolina Finazzer e dei coniugi Luigia De Toni e Luigi Del Monego. Per l’assassinio dei Del Monego viene condannato anche Giuseppe Gasperini, uno sbandato ex-partigiano, a trent’anni di reclusione. La pena più mite per il Gasperin viene giustificata dal fatto di "avere collaborato alle indagini" e di aver contribuito ad incastrare i Da Tos.
Nessuna condanna invece per l’omicidio di Emma De Ventura. Il delitto è caduto in prescrizione.
Duecentosettantanove fitte cartelle dattiloscritte, frutto di una requisitoria accurata e minuziosa, decidono, nell’affollato Auditorium di Belluno, delle vite e delle speranze dei Da Tos, ormai conosciuti ai più come "il clan del Centrale" di Alleghe, affollata stazione di villeggiatura dolomitica in provincia di Belluno.
Due anni dopo, a Venezia, si svolge il processo d’appello e il 4 febbraio del 1964 la Corte di Cassazione, respingendo i ricorsi proposti dai condannati, conferma la sentenza di primo grado.
Sembra concludersi così una lunga storia di misteri e di delitti cominciata ad Alleghe il 9 maggio del 1933.
(...)
Rassegna Stampa
Nei "Segreti del lago" di Pietro Ruo una nuova tesi sui misteri di Alleghe. ("La Tribuna di Treviso", "Il Mattino di Padova", "La Nuova Venezia", 24 dicembre 2001.)
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