EDITRICE SANTI QUARANTA

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Inter nos
(Luisa Morandini)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

Inter nos è un libro atipico: lieve e profondo, strutturato come un mosaico, attraversato da un "flusso di coscienza" dialogico che va e viene nel tempo, scorrendo da un personaggio all’altro, da una situazione all’altra. È declinato al femminile secondo la sensibilità di una figlia del secolo alle soglie del duemila, sensibilità di tutta una generazione che non è più smarrita ma che ha dei valori autentici, liberi da moralismi.

Il filo di Arianna del la narrazione è rappresentato dal rapporto, ora tenero ora conflittuale, con la madre, ma hanno un loro ruolo specifico il padre, gli amati e gli amanti, le amiche e gli amici; la nonna. Il romanzo procede a più piani intersecati, giocoso e a dolci soprassalti, "illuminato" da continui flash-bach della memoria, come storia moderna del cuore, come ricerca per riconoscere l’altro, quindi per scoprire se stessi e giungere alla dimensione del noi.

Inter nos si frastaglia, accattivante, in una continua variazione di toni e di registri: dal drammatico al comico, dal grottesco all’estatico, dal romantico all’introspettivo.

Luisa Morandini ha saputo offrire una "confessione" a bassa voce sui grandi temi dell’amicizia e dell’amore in una scrittura confidenziale, ma anche riflessiva, spesso assistita dall’angelo custode dell’ironia.


Prima pagina 

… incontrai l’amato del mio cuore:

l’abbracciai e non lo lasciavo andare,

finché l’ebbi condotto alla casa di mia

madre, nella stanza di colei che mi concepì.

Cantico dei Cantici 3,4

 

Vorrei dirti una cosa e non so come dirtela, da che parte cominciare. Non so se è perché mi vergogno un po’, se sono intimidita o incapace o se è solo un problema di linguaggio… mamma, mi sono innamorata. Ecco l’ho detto e ti vedo già sorridere. Come è successo? Come a tutti, credo, come a nessuno. Ho conosciuto un uomo, per caso, amico di amici, le solite coincidenze. Mi ha colpita subito, senza un motivo preciso, ma con la mia solita paura-diffidenza ho allontanato forzatamente la sua immagine dalla mia mente e per un po’ non l’ho più visto, non l’ho più pensato. Neanche per un attimo mi ha sfiorata il dubbio che ci fosse stata reciprocità, che anche lui fosse rimasto colpito da me. Tu, forse più di ogni altra persona al mondo, sai con quale imbarazzato stupore io scopra e accetti il fatto di interessare qualcuno. Ogni volta è come se tornassi indietro, una bambina con una bellissima, inavvicinabile mamma della quale non è, o meglio non si sente mai abbastanza degna, una mamma che non potrà mai interessarsi a lei… E ora? Oggi, per la prima volta, non sono più la tua bambina.

Ci siamo incontrati una seconda volta, di nuovo per caso. Una sera, a teatro, uno sguardo, due sopracciglia per un attimo corrugate, una frase formale e un saluto. Quando mai ti avrei rivisto? Poi, giorni dopo, e ancora una volta per caso, per motivi di lavoro, ho sentito la tua voce al telefono. Ti ho parlato, mi hai parlato. Mi hai dato un appuntamento, ci siamo incontrati, cautamente esplorati e salutati di nuovo. Ed è cominciata, come negarlo, la prima, vaga, quasi impercettibile curiosità. Uno strano desiderio di rivederti, un po’ scherzoso, che tentavo di giustificare a me stessa con quella istintiva simpatia che avevo subito provato per te, accentuata dai tanti interessi in comune. Poi sei entrato prepotentemente nei miei sogni, in un momento della mia vita abbastanza complicato e difficile. E siamo usciti una seconda volta per le strade, per i bar e mi sentivo una specie di garofano all’occhiello che un uomo si porta in giro, da mostrare agli altri e, in fondo, difficile ammetterlo, non mi dispiaceva. E poi la visita all’amico pittore, sguardi curiosi, cosa penseranno? È la sua "ultima"? e poi ti ho detto mangerei un gelato, sentendomi subito un po’ infantile e, forse, non va bene. E ancora la ricerca di un tabaccaio, in una città di notte che mi sembrava quasi di non riconoscere. E poi? Poi a casa tua, una richiesta buttata lì, un pretesto banale, quattro chiacchiere. Tutti uguali gli uomini, prima o poi trovano il modo di portarti nel loro appartamento, se vivono soli, se no nel tuo. Ma che cosa avrei provato se tu, invece, non me lo avessi chiesto?

(…)


Rassegna Stampa

QUEL FILO CHE CORRE TRA MADRE E FIGLIA ("Famiglia Cristiana" n.16, 1997)

MORANDINI. Miei cari genitori vi scrivo "Inter nos" ("Il Giorno", Domenica 16 febbraio 1997)


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