di Paolo Mauri
Günter Grass in "È una lunga storia", uscito da noi nel ’98, costruì un curioso monumento al romanziere tedesco del secolo scorso Theodor Fontane, l’autore di "Effi Briest", inventandogli un alter-ego, una sorta di parallelo novecentesco, l’intellettuale Theo Wuttke, detto Fonty, e soprattutto riusando nel suo libro molti personaggi creati dallo stesso Fontane. Che è, per dirla in breve, proprio un bel romanziere ottocentesco , abilissimo nel descrivere e nel far parlare i personaggi, nel tratteggiare ambienti, nell’adombrare psicologie. Fontane, che era stato anche poeta, cominciò a scrivere romanzi a sessant’anni, ma non sapevo che dovesse al suo medico la spinta, quasi un’ingiunzione, a scrivere la propria autobiografia, per superare un momento di depressione. Un’autobiografia limitata agli anni dell’infanzia che esce solo ora per la prima volta in italiano presso una piccola casa editrice di Treviso, la Santi Quaranta.
Si intitola "Infanzia sul Baltico" ed è un autentico regalo per gli amanti di Fontane che possono così seguire la famiglia dello scrittore nel trasferimento in una cittadina, appunto, sul Baltico , Swinemünde, dove il padre di lui aveva rilevato una farmacia. Cittadina non bella, ma sul mare, con le strade coperte di sabbia: il che, commentava il padre di Theodor, era l’optimum per i cavalli, che, tra l’altro, adorava.
Infanzia sul Baltico racconta il trasferimento, la casa , l’indole dei familiari. Il padre è un personaggio curioso, amante del gioco, fortemente emotivo. Più austera e distaccata la madre. Ambedue erano di ascendenze francesi e vantavano quelle remote origini. Theodor recupera i loro gesti e le loro parole con l’occhio e gli stupori del bambino che era, ma anche col distacco che ormai ha maturato. Non per nulla, a proposito di questo libro, aveva parlato di "romanzo autobiografico". Dal 1945 Swinemünde è diventata polacca. Fontane l’aveva sfruttata, ma con un altro nome, anche per il suo maggior romanzo, "Effi Briest".