Passata nel 1945 sotto amministrazione polacca, Swinemünde è l’odierna Swinoujsce.
Si trova sulla riva sinistra del fiume Swine che non lontano sfocia nel Golfo di Pomerania. Non solo nota come centro balneare sulle rive del Mar Baltico, è dunque anche un luogo della letteratura legato sin dalla fine dell’Ottocento alla fama di uno dei narratori tedeschi più amati. Le cronache locali dell’epoca riferiscono, infatti, come nel 1893 il mercato natalizio di questa cittadina portuale fosse stato dominato da un evento letterario: la possibilità di acquistare fra bancarelle e chioschi, fresco di stampa per l’occasione, un libro che si proponeva soprattutto come un omaggio agli scenari dell’infanzia del suo autore: Theodor Fontane. Meine Kinderjahre (qui tradotto Infanzia sul Baltico), da lui scherzosamente definito "romanzo autobiografico", è effettivamente una dichiarata affettuosa rievocazione della vita di quella comunità nella prima metà di quel secolo, ma è anche narrazione sapiente e raffinata, disincantata e umanissima che rivisita la poesia delle cose vissute da Fontane bambino fra i sette e i dodici anni di età.
Dalla minuziosa ricostruzione che Fontane fa del proprio ambiente familiare, emerge una particolare componente culturale francese. Storicamente si spiega non solo con il gran numero dei rifugiati ai tempi degli Ugonotti ma anche per un certo gusto coltivato a corte e dalla aristocrazia prussiana. La notevole frequenza di parole, espressioni e modi di dire in lingua francese nel testo originale di Infanzia sul Baltico è dunque connotato linguistico dell’estrazione sociale dell’autore.
Theodor Fontane si sentiva ein Märker, un tedesco della Marca, ma potendo vantare un gran numero di antenati francesi si considerava anche appartenente alla colonia "straniera". Il mondo dei suoi romanzi è popolato da prussiani di origine non solo francese, ma anche svizzera, polacca e olandese. Alla cultura chiusa degli Junker egli opponeva così quella ideale di un’aristocrazia europea. La sua Berlino è il centro di una tradizione della tolleranza fondata su una raffinata ricchezza spirituale e un’umanità profonda.
Rispetto agli altri grandi autori tedeschi del Nord suoi contemporanei, come Theodor Storm o Wilhelm Raabe, Theodor Fontane si è conquistato in ambito europeo fama di gran lunga maggiore. Contraddistinto da un aristocratico atteggiamento contemplativo e distaccato nei confronti del proprio ambiente sociale, il realismo dei suoi migliori romanzi lo avvicina ai grandi classici della narrativa francese e inglese dell’Ottocento.
Soltanto con la vecchiaia la sua personalità umana e artistica sarebbe riuscita a manifestarsi compiutamente nel genere del cosiddetto romanzo sociale. Negli stessi anni la letteratura europea stava passando dal realismo al naturalismo. Fontane guardava con interesse a questa evoluzione, in particolare a Ibsen e a Zola. Per formazione il suo rimaneva, però, il realismo della prima metà dell’Ottocento, il suo percorso letterario va dal romanzo storico di Walter Scott al romanzo sociale di Jane Austen e William Makepeace Thackeray. L’ambiente privilegiato delle storie di Fontane è quello di un’aristocrazia decaduta, non più autosufficiente. Un tema comune a diversi suoi romanzi sono la mésalliance e l’adulterio.
Nella ricca galleria di ritratti di donne presenti nell’opera di Fontane, risalta in particolare quello dell’eroina del romanzo Effi Briest perché appartiene anche alla serie dei grandi personaggi femminili della letteratura di tutti i tempi. Effi non è certo, come personalità, né una Emma Bovary e ancor meno una Anna Karenina; rappresentata e narrata con insuperabile e commossa delicatezza, incantevole e insignificante ad un tempo, è solo una giovane fine e deliziosamente candida che la forza determinante delle circostanze esteriori condanneranno e trasformeranno in una donna infelice e rassegnata nella consapevolezza dell’inevitabilità di un castigo imposto come esigenza morale dalle rigide e immodificabili convenzioni sociali del tempo.
Le finezze, i virtuosismi, l’abilità della causerei fontaniana a tratti emergono anche nelle considerazioni e nelle osservazioni brillanti, affettuose, ironiche e spiritose disseminate in questa Infanzia sul Baltico, dove anche dettagli e sfumature sono oggetto di formulazioni brillanti e accattivanti: l’arte insomma di affascinare conversando con amabilità, eleganza e intelligenza.
Il 26 dicembre 1892 Theodor Fontane annunciava in una lettera a Georg Friedlaender di aver portato a termine in sole otto settimane la prima stesura del manoscritto di Meine Kinderjahre e di accingersi ad iniziare la correzione, sottolineando che la cosa avrebbe richiesto ancora un bel po’ di lavoro. Sulle motivazioni alle origini dell’opera è il suo diario a rivelarci un particolare assai curioso: era stato indotto a scriverla "su prescrizione medica" e la concentrazione richiesta era risultata di effetto talmente benefico sulla sua salute da guarirlo da uno stato depressivo di cui congiuntamente ad una forte anemia aveva sofferto per lungo tempo. Merito dunque del dottor Wilhelm Delhaes, al tempo medico di famiglia di Fontane, quello di averlo animato a cominciare a scrivere le sue memorie. Fontane ne riporta le parole: "Ma lei non è affatto malato! A lei manca soltanto la sua abituale occupazione!". E quando dice: "Mi sento istupidito, mi manca il fiato, è finita ormai con i romanzi". "Allora le dico: se vuole guarire, si metta a scrivere qualcos’altro, per esempio le sue memorie. Anzi, cominci subito domani con il periodo della sua infanzia!".
Nel novembre del 1893 Fontane provvide a far stampare l’opera presso Gottfried Pätz a Naumburg. Doveva uscire appunto per il mercato di Natale a Swinemünde. Il libro venne accolto con molto entusiasmo soprattutto perché offriva un vivacissimo affresco della piccola cittadina baltica non solo con le sue storie, le sue macchiette e i suoi personaggi, i suoi luoghi e i suoi dintorni, ma anche con le accurate descrizioni della festa della macellazione e del forno, dei pranzi dell’alta società e il ballo di Capodanno, delle escursioni in campagna, del pattinaggio sul ghiaccio e dei giochi dei bambini a casa e sul porto. A turbare questa infanzia si intravedono sullo sfondo la passione per il gioco del padre e ancor più il conflitto tra genitori assai diversi.
Meine Kinderjahre è molto di più di un frammento di memorialistica che suscita interesse soltanto perché legato alla fama di uno dei più celebrati narratori dell’Ottocento. Si tratta anche di uno straordinario omaggio reso da Theodor Fontane a suo padre, una figura bizzarra e singolare tratteggiata con simpatia, indulgenza e affetto. Un solo capitolo, il sedicesimo (Quarant’anni dopo. Un intermezzo) si rivela soffuso da una lieve e contenuta sentimentalità malinconica: racconta dell’ultimo loro incontro, avvenuto tanto tempo dopo il periodo di Swinemünde, ed è tra i più belli del libro. Contravvenendo alla convenzione diacronica Fontane lo anticipa nel corso della narrazione, un procedimento smaliziato che con effetto struggente esalta già prima della conclusione la profondità del passato e il disincanto.
La riconoscenza del figlio verso il padre riguarda soprattutto una grande lezione. Come ha osservato Ladislao Mittern, scrivendo di Theodor Fontane, "egli non è mai più felice e non è mai più artista come quando riesce a dimostrare indirettamente, ma attraverso esempi molto precisi e convincenti, che gli uomini che sentano umanamente si comprendono sempre e sanno di costituire una sola, indivisibile umanità".