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Infanzia sul Baltico
(Theodor Fontane)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Si presenta lento e sornione; agli inizi sembra attardarsi sul presunto albero genealogico della famiglia, su cose quotidiane, invece il colpo d’ occhio di Fontane si dilata per tessere: "Un affresco dell’epoca; il ritratto di una cittadina sul Baltico (Swineiműnde non lontana da Stettino) nel primo trentennio dell’Ottocento e, insieme, di una famiglia, quella dei miei genitori, appartenente alla colonia degli immigrati francesi, ancora pienamente permeata dalle tradizioni dei rifugiati", come egli scrive nel Prologo.
Il grande narratore tedesco si sofferma sulla "vita in casa e in città", sulla "nostra educazione", sulla "scuola e ciò che si imparava", sui "giochi in casa e all’aperto, in riva al fiume e sulla spiaggia", ma anche su "quello che avveniva nel mondo". Infanzia sul Baltico si distingue nettamente da rievocazioni narrative consimili perché Fontane evita ogni tono oleografico o nostalgico, imprimendo alla sua controllata liricità un timbro scabro e incisivo. La sua scrittura è realistica e minuziosa, perfino caparbia e, contemporaneamente, è penetrata da una sottile allegria. Una sorta di humor "berlinese" doppia da capo a fondo questo "romanzo autobiografico", che in certe pagine potrebbe avere la "materialità" del brogliaccio, tramutando l’insieme in un’opera deliziosa e bellissima.
Una sapienzialità psicologica tocca le anime e le situazioni con straordinaria verità: Fontane è naturalmente felice nei ritratti dei personaggi (e degli ambienti), ma il suo capolavoro resta la figura del padre che domina il libro con la sua dolce e vivace anarchia, con la sua scuola di vita un poco bizzarra, però mite e umanissima.
Prima pagina
PROLOGO
Nel decidermi a scrivere le mie memorie, ero ben consapevole che, data la mia predisposizione per gli aneddoti e le descrizioni particolareggiate, dovevo limitarmi a un determinato periodo della mia vita. Non mi pareva infatti opportuno pubblicare più di un volume. Restava quindi da risolvere il problema di quale periodo scegliere.
Superate le prime perplessità, scelsi di narrare gli anni della mia infanzia, e quindi to begin with the beginning. Un mio amico, morto da tempo, (un consigliere scolastico) era solito raccomandare alle giovani spose di sua conoscenza, di tenere un diario durante il primo anno di vita dei loro figli, in quanto già quel primo anno di vita "racchiudeva tutta la loro personalità".
Ho potuto constatare la verità di questa affermazione e volendole attribuire un carattere di validità universale, anche il racconto della mia infanzia potrà essere letto come la mia vita in nuce. In caso contrario mi resterà comunque la speranza di lasciare, con queste mie annotazioni, un affresco dell’epoca: il ritratto di una cittadina sul Baltico nel primo trentennio del secolo e insieme di una famiglia, quella dei miei genitori, appartenente alla colonia degli immigrati francesi, ancora pienamente permeata delle tradizioni dei rifugiati. Tutto corrisponde al vero. Ciononostante, per precauzione, ho sottotitolato il libro romanzo autobiografico, onde evitare di venir interpellato sulla veridicità dei fatti da qualcuno sopravvissuto a quell’epoca. Per gli scettici sia dunque un romanzo!
I
I MIEI GENITORI
Uno degli ultimi giorni di marzo del 1819 un calesse si fermò davanti alla farmacia "Al Leone" di Neuruppin e una giovane coppia, che avendo messo insieme le proprie sostanze l’aveva da poco acquistata, scese dalla vettura e venne accolta dal personale. L’uomo aveva appena ventitré anni, la donna ventuno – allora, subito dopo la guerra era costume sposarsi molto presto. Quei due erano i miei genitori.
Riporto qui qualche breve cenno biografico su entrambi.
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Mio padre, Louis Henri Fontane, nato il 24 marzo 1796, era figlio di Pierre Barthélemy Fontane, pittore e maestro di disegno. Come pittore, mio nonno si limitava ad eseguire copie a pastello di modelli inglesi, come maestro di disegno invece doveva essere bravo, se al principio del nuovo secolo fu chiamato a corte dove gli fu affidato l’incarico d’insegnare disegno al principe primogenito. Fu l’inizio della sua fortuna. A volte, la regina Luise assisteva alle lezioni dei figli e ben presto prese a stimare quell’uomo abile, che parlava un ottimo francese, tanto da assumerlo addirittura alle sue personale dipendenze come segretario di gabinetto. È probabile che ciò sia avvenuto su suggerimento dell’influente consigliere di gabinetto Lombard che in tal modo intendeva perseguire lo scopo di veder rafforzata la sua politica di avvicinamento alla Francia chiamando a corte certe personalità. Gli avversari politici furono poco entusiasti di una simile nomina e il nazionalista Gottfried Schadow, che all’epoca non si era ancora guadagnato l’appellativo di "vecchio Schadow", annotò nel suo diario: "Un certo signor Fontane, pittore, è divenuto segretario di gabinetto della regina; dipinge male, però parla un buon francese".
(…)
Rassegna Stampa
Fontane, il vecchio bambino ("Avvenire", Sabato 20 gennaio 2001)
FONTANE. Scrivere per ordine del dottore ("Il Gazzettino", 9 dicembre 2000)
Un’infanzia sul Baltico nel primo Ottocento ("La Stampa", Tuttolibri, 27 gennaio 2001)
Theodor Fontane racconta la sua "Infanzia sul Baltico"... ("Il Gazzettino", Domenica 4 febbraio 2001-02-10)
Theodor Fontane e l’infanzia sulle rive del Baltico ("La Repubblica", 19 febbraio 2001)
Fontane, quella musicale infanzia sul Baltico ("Corriere della Sera", 1 Maggio 2001)
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