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"Avvenire", Sabato 31 luglio 1999

ROMANZO

Fontana e i mandarini del liceo classico

di Claudio Toscani

L’ultimo paio di decenni del novecento letterario sono stati in gran parte riservati agli esordienti: battitori liberi (vedi i "cannibali"), trandisciplinari (ovverosia coloro che da qualsivoglia luogo del "pensabile" hanno trasmigrato in narrativa, come cantanti, conduttori, politici, giornalisti, dive e divi, carcerati, pornografi), critici letterari, professori.

Questo cappello non andrebbe fatto in presenza proprio di un esordiente insegnante, che può aversene a male, come Enzo Fontana, ma lui più che un professore è un umanista, )oltre che uno storico), e non ha nulla a che fare con l’andazzo letterario di fine secolo e millennio. Ma ciò torna a suo vantaggio, perché tutte le carte in regola le ha (e gliene avvalla l’editore, cervello fino e buon fiuto), anche perché Fontana parla del suo mondo, un liceo classico, nell’occhio del ciclone del maggio ’68, ossia della contestazione cosiddetta globale. Siamo a Treviso, città fra le più visibili d’Italia, "piccola Atene", culturalmente viva e attiva, apparentemente chiusa nel cerchio delle sue mura, tra chiese, cupole e torri, adagiata su morbidi corsi d’acqua, posseduta da un gran passato che è garanzia per un suo non meno grande presente. Il liceo cittadino viene travolto dalla "barbarie" contestativi e i docenti ("i mandarini", nel senso di cosa privilegiata in via di superamento), dentro quella che per gli studenti è la vecchia muffa pedagogica della città, giocano i loro ruoli, tra depressione, ambiguità, opportunismo, sfilacciati poteri o impuntature, grottesco professionale, orgoglio, ironia, abulia, suicidio (figurato, s’intende). Rapidi capitoli, traiettorie sintattiche più che frasi, perché vanno al bersaglio espositivo o significativo come prosa esperta (e non a caso l’autore in parte si racconta, credo, nel suo ambiente, nel suo lavoro, nel suo se stesso docente umanista). Colgo, nell’andamento del romanzo (ciò che non è, evidentemente di un debuttante qualsiasi), l’importanza, l’insistenza, la compresenza culturale del mito , nonché della filosofia, tra istinto di fuga dal presente e risorsa del presente contro gli istinti di fuga. Questa memoria scritta dalla contestazione, che è romanzo, ma romanzo di idee, oltre che riportare realtà e ricordo ad un momento cruciale della nostra recente storia, oggi giudicato col senno di poi ma ieri bollente di inquiete prospettive; questo libro, insomma, è un trattatelo narrativo sul come farci eventualmente trovare pronti al ripetersi del problema, senza improvvisazioni ideologiche, ma anche senza supponenza o superficialità.

webmaster Marco Giorgini