EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il Gazzettino", Giovedì 3 giugno 1999

"I mandarini della piccola Atene", prima prova narrativa di Enzo Fontana, notissimo docente trevigiano

Ritorno al "Canova", addio al passato

di Giancarlo Granziero

Un libro su Treviso? Non si è già scritto abbastanza della città e dei suoi abitanti? Finora però tutti avevano dimenticato un’istituzione cittadina come il Liceo classico Canova, scuola che ha prodotto una serie di bravi professionisti nelle discipline più disparate. Il Canova tout-court, com’era conosciuto un tempo (il nome veniva citato con reverenza e rispetto, dire di uno studente "è del Canova" significava non soltanto censo ma anche brillantezza di ingegno); oggi, lo snaturamento di un certo tipo di scuola classica non dà più patente di nobiltà al liceo e ai suoi frequentatori, con tutte le regolamentazioni nuove che ne hanno sconvolto la profonda essenza.

Riportare il Canova, e non soltanto, alle sue radici, per così dire, "nobiliari" è stato lo scopo di Enzo Fontana, già professore di storia e filosofia allo stesso Canova di Treviso, con il suo esordio come narratore (in precedenza aveva pubblicato soltanto poesie) nel libro "I mandarini della piccola Atene" (Edizioni Santi Quaranta, lire 20.000). in questo romanzo viene appunto descritta la vita del liceo attraverso quella di un professore, emblema dell’intera categoria, nell’approssimarsi delle prime contestazioni studentesche, un fatto che sconvolge l’esistenza dei docenti più legati alla tradizione umanistica.

Proprio gli insegnanti, i "mandarini", come vengono chiamati dai nuovi studenti politicizzati, non si trovano a loro agio in questo clima di rivolgimenti che proprio nella scuola riversano i loro problemi esistenziali. E, a uno a uno, i professori si sentono più estranei a quell’universo fatto di placido insegnamento, di lezioni regolari, di rispetto tra insegnanti e allievi che fino al momento della protesta ha regolato la vita comune.

L’ombra monumentale del Canova grava sul loro essere. Il senso del "sacro" che emana dall’istituto non deve venire distrutto da facinorosi. Il dilemma di fondo della classe docente sta proprio nel come risolvere, con i problemi dell’istituto, quelli propri intimamente legati alla vita di ogni giorno, quelli di scuola-casa-passeggiata in una città che lentamente si sta disgregando. Nella "piccola Atene", come è stata più volte definita Treviso, città sonnolenta ma piena di pulsioni intellettuali e artistiche, fino a qualche decennio fa, prima dell’avvento del benessere e dei "schei", la contestazione lascia tracce. Che inevitabilmente passano dal Liceo classico Canova, da dove cioè si preparano le nuove generazioni.

A tutto questo, però, la città rimane indifferente, passiva in base a una tradizione consolidata dal vecchio adagio "mi no vao a combatar" – la cosa non mi interessa, non mi preoccupa, insomma.

E invece, sotto sotto, la sovversione studentesca ha i suoi riflessi soprattutto sugli insegnanti, che per una volta si vedono mettere in dubbio, nonostante la loro conoscenza e la loro dedizione al compito al quale sono stati delegati. Tutte queste complicanze: l’istituto, i professori, gli studenti, la città fanno parte del microcosmo che Enzo Fontana descrive. Con tratto arguto, sottilmente ironico (un aspetto della sua personalità ben presente ai suoi ex-allievi, tra i quali chi scrive), in brevi capitoli, come facce di un caleidoscopio che alla fine si riuniscono, ecco il ritratto del canova e della città che gli sta intorno. Un quadro ricco, per il lettore, di nostalgia, temperato però dalla bonaria ironia di cui si è detto, che il professor Fontana ha conservato a distanza di anni.

Un libro da leggere, consigliato prima di tutto agli ex-allievi del Canova (quei richiami alla bidella Cesira e al preside Luigi Chiarelli detto "Spinassa", spesso ricordato dalle canzoni studentesche, fanno parte dei ricordi imperituri di un periodo), ai docenti che ne hanno frequentato le aule e infine ai trevigiani tutti, vecchi e giovani, per ricordare loro che il Liceo classico "Antonio Canova" è stato il simbolo, durevole nel tempo, di un’epoca irripetibile.

webmaster Marco Giorgini