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Il viaggio infinito del Principe Irlandese
(Padraic Colum)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Il Figlio del Re d’Irlanda inizia il suo viaggio incontrando
“un vecchio ingrigito”, che è poi l’Incantatore delle Terre Nere Remote, il
padre della bella e dolce Fedelma di cui il Principe Irlandese si innamora.
Fedelma gli viene, però, sottratta dal truce Re della Terra di Bruma che la
conduce prigioniera al suo Castello. Il Principe Irlandese, per ritrovarla,
s’inoltra in un mondo fantastico pervaso dalla magia dei miti celtici con le
loro divinità, gli eroi, gli esseri fatati, gli uomini comuni.
Il viaggio infinito del Principe Irlandese è un universo
di avventure interminabili, di incantesimi, di colpi di scena, popolato di
creature tenere e sagge, o crudeli e deformi; di donne veggenti, di streghe
maligne, di folletti bizzarri, di animali parlanti. L’elemento magico penetra
con forza, ma non è mai eccessivo; c’è anzi, nel libro, una levità che
rasserena.
Il Principe Irlandese, dopo aver superato numerose prove,
ingaggerà una gigantesca battaglia con il mostruoso Re della Terra di Bruma,
uccidendolo con la Spada di Luce e liberando Fedelma che sarà sua sposa. Il
viaggio infinito, con altri ‘viaggi’ paralleli come quello di Gilly dalla
Pelle di Capra, coinvolge il lettore secondo diversi registri: la leggenda e il
mito, l’umorismo e la quotidianità; l’epica che tende al trionfo del bene. Si
tratta di un viaggio reale, ma anche metaforico e iniziatico che matura il
Principe, nel quale è soprattutto l’Irlanda, paese simbolo dell’anima, a
risplendere nella sua incantata e forte bellezza.
Padraic Colum ha reinterpretato con questo affascinante
Viaggio infiito una storia conosciuta dal folclore irlandese seguendo i
ritmi narrativi del racconto orale che si fa, a suo modo, romanzo cavalleresco.
Lo scrittore irlandese ha preceduto il grande Tolkien e La storia infinita
di Ende.
Prima pagina
FEDELMA, LA FIGLIA DELL’INCANTATORE
I
Connal era il nome del Re che governava sull’Irlanda a quel
tempo. Aveva tre figli e, come crescono gli abeti, alcuni curvi e alcuni dritti,
uno di loro crebbe così selvaggio che alla fine il re e il Consigliere del Re
dovettero lasciarlo fare a modo suo in ogni cosa. Questo giovane era il maggiore
dei figli del Re e sua madre era morta prima di poter essere una guida per lui.
Ora, dopo che il Re e il Consigliere del Re lo lasciarono al suo destino, il
giovane di cui vi sto raccontando non faceva altro che cavalcare e cacciare per
tutto il giorno. Così, un mattino cavalcò lontano:
Segugio al passo,
Falco al polso;
Un coraggioso destriero per condurlo
Ovunque desiderasse andare,
E il cielo blu sopra di lui,
e cavalcò finché giunse ad una svolta. Qui vide un vecchio
ingrigito seduto su di un cumulo di pietre, che giocava a carte da solo. Prima
vinceva con una mano, poi vinceva con l’altra. Ora diceva: “Questa è la mia
buona destra” e dopo diceva: “Gioca e battila, valorosa mia sinistra”. Il Figlio
del Re d’Irlanda sedeva in groppa al suo cavallo ed osservava lo strano vecchio,
e mentre lo guardava, cantava tra sé un canto:
Ritirai le ancore nella mia barca
Per un anno e per un giorno
E andai dove crescono i sorbi
E dove la gallinella d’acqua si posa;
E andai sui passatoi
E immersi i piedi nel guado
E giunsi infine alla casa del Guardiano dei porci
Il Giovane senza una Spada.
Una rondine cantò al suo portico:
“Glu-ee, glu-ee, glu-ee”
“Com’è meraviglioso girovagare
Oh lo splendore del mare!”
Una rondine sul punto di prendere il volo cantò:
“Glu-ee, glu-ee, glu-ee”
Rassegna Stampa
Santi
Quaranta e la magia delle fiabe celtiche (Corriere del Veneto, 30 aprile 2003)
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