EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il resto del Carlino", 3 febbraio 1994

RACCONTI

Bambini e genitori separati in casa

di Claudio Marabini

 

La letteratura sull’infanzia e per l’infanzia conosce un periodo di notevole uniformità. I temi, la bravura degli autori, l’esperienza consumistica ed editoriale, l’influsso di tanti testi televisivi fanno sì che si sia istituita una sorta di macchina produttiva di rispettabile livello. L’originalità non la s’incontra spesso, ma non si può avere tutto. D’altro canto non sono molti gli scrittori di professione che si misurano col mondo dell’infanzia o ne lasciano testimonianza nei loro libri, come per esempio fece Elsa Morante. Il mondo dell’infanzia è difficile, sfumatissimo e si presta a infiniti approcci come sa una letteratura che ha prodotto Pinocchio e Cuore, e che non dimentica Giamburrasca.

È nuovo per la nostra sensibilità un libro totalmente dedicato all’infanzia come quello di Minnie Al zona, Il pane negato (Santi Quaranta, pagine 145, lire 20.000), composto da una ventina di racconti tutti ispirati, come dice il titolo, alla crisi d’amore fra i bambini e i grandi, alla semplice difficoltà di intendersi, alla quasi fatale separazione tra i due mondi, con conseguenze di meraviglia, stupore e dolore.

Nell’Alzona, autrice in di altri racconti e romanzi, c’è una peculiarità importante: l’universo familiare ed educativo proveniente dal versante cattolico-borghese, il quale accresce l’intimismo e la necessità introspettiva, spinge il mondo dell’infanzia sul versante spirituale, o se si vuole di coscienza, dove il simbolo è in agguato con le sue funzioni morali e persino didascaliche.

Merito della scrittrice è avere amministrato questo alto patrimonio dentro le nervature del racconto e di essere riuscita a rendere protagonisti, per fare un esempio, i sogni (si veda L’inquilino della scala B) o addirittura le idee (Dentro un giardino), che sono spunti di sottilissima sensibilità.

Gli altri racconti scaturiscono da vari ambienti, in cui la famiglia sta al centro con la scuola o qualche monastero; ma sempre orientati al faccia-a-faccia tra i due mondi, alla diversità dei linguaggi e alla vocazione dei piccoli a scoprire, capire e farsi capire. Ai bambini tuttavia spetta la vittoria del mistero, intendendo per mistero l’universo fantastico che i bambini intravedono con antenne infallibili e talora con l’angoscia di un’impervia difficoltà. In questa orbita, dentro le ombre e le luci della coscienza aurorale, tra sogni e profonde paure (si veda il bellissimo e conclusivo La faccia a terra, quasi una postilla morale ai racconti intesi come capitoli di un vero romanzo) Minnie Al zona tocca le corde della sua poesia. Lo fa con delicatezza ma anche con coraggio.

Il mondo dell’infanzia, si sa, sconfina nella favola e nel mondo animale: si moltiplica e si allarga. Si veda Obiettore di coscienza su un cane e una bambina: il cane che seppe di non essere capito e si diede alla macchia fuggendo il consorzio degli uomini, lui bambino come i bambini veri, in questo caso forse allineati con gli adulti. Ma ciò che conta è la separazione tragica, quel "pane" che i piccoli invocano mentre prendono coscienza della fatale ostilità del mondo, della "negazione" naturale contro cui sbattono, tra sogni e paure, e precoce sentimento della consumazione di ogni cosa.

webmaster Marco Giorgini