di Ivo Pradin
Un libro popolato di bambini, ma non per loro: è destinato a noi adulti, e infatti ci chiama fin dall’epigrafe alla necessità di riscoprire l’infanzia, una vera dimensione dell’esistenza che dimentichiamo o perdiamo e con essa perdiamo il suo lievito; una condizione spesso dolorosa e tragica nella quale i bambini non sono più uomini in formazione, cioè futuro stampato in una personalità ma sono considerati oggetti e dunque usati fino all’abiezione.
Quel libro è Il pane negato di Minnie Al zona da poco pubblicato dalla Santi Quaranta editrice (Treviso 1994, lire 20.000) e il suo titolo viene da un tempo remoto, quello della Bibbia, anche se i racconti sono tutti ambientati nel nostro tempo. L’autrice cita le lamentazioni di Geremia, là dove è scritto: "I bambini chiesero pane – non c’era chi lo spezzasse loro".
La simbologia è trasparente, il pane negato è l’amore. E la cronaca, se non la storia, lo grida dai giornali e dagli schermi della tv: l’infanzia oggi è calpestata, sfruttata, violentata..
Minnie Al zona, che ha sempre avuto attenzione rispettosa e trepida alla dimensione infantile (penso al Viaggio angelico e a La corona di Undecimila, tenendo conto anche della fiaba La bambina che mangiava sogni) raccoglie nel nuovo libro sedici racconti che con la cronaca non hanno legami ma sono tutti intimamente collegati ad esperienze dell’autrice qui trasfigurate ed a "materiali" altrui, poiché se è vero, scrive l’autrice, che "l’infanzia ci insegue tutta la vita", portando lungo il tempo le sue paure e le insicurezze, oltre a qualche incontro incantatore, allora ognuna di queste brevi storie si può leggere come una traccia lasciata nei ricordi di qualcuno. Anche di chi legge.
Breve e drammatica, la stagione dell’infanzia è spesso un "esilio" per la forza della separatezza che a volte preme e condiziona e in silenzio, in qualche angolo, si inghiottono "bocconi di pianto". A volte, una sofferenza altrui libera una fantastica generosità, e allora una bambina può gridare: "Vorrei un dolore, subito" e da quel momento si sente in grado di "toccare tutto con occhi nuovi". A volte il vivere cerimonioso e rituale degli adulti sopraffa il vivere giocoso dei bambini suscitando la loro ironia verso i grandi, poveretti, "così esiliati nei loro guai".
Il libro, che resta unitario pur nella diversità delle storie che lo compongono, esprime la "densità misteriosa" dell’infanzia come dimensione fatale, come universo incredibilmente "dolce e fatato" e altrettanto incredibilmente tempestoso e amaro.
Minnie Al zona, in due struggenti corsivi che aprono e chiudono il volume Il pane negato, ci invita a vincere l’ "ozio del cuore" e aprire gli occhi sul mistero che tutti abbiamo un giorno attraversato e tutti, purtroppo, abbiamo dimenticato. Di quell’avventura ci è rimasto uno spolverio di polline, ora nascosto nella piaghe dell’anima, nient’altro. Ma è tanto.