EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il Nostro Tempo" di Torino, 9 gennaio 1994

RACCONTI. Minnie Al zona illustra ne "Il pane negato" con pudore e allusività il mondo dei bambini

Buone notizie dall’infanzia

di Luca Desiato

Bambini maltrattati, umiliati e offesi: è cronaca scottante dei nostri giorni. L’immaginario di uno scrittore raramente viene turbato o attratto da tali argomenti, più adatti, si pensa, alla cronaca che a un discorso universale e letterario. Una lieta sorpresa ci arriva con "Il pane negato", l’agile libro della scrittrice Minnie Al zona recentemente edito dalla Santi Quaranta. Si tratta di una raccolta di sedici racconti che dall’infanzia ci trasmettono l’attitudine alla meraviglia, i piccoli e gli estremi dolori, i silenzi imposti, le parole e le gioie defraudate.

In "Dalla cugina monaca" c’è la rievocazione di una visita compiuta nell’infanzia, l’incontro nel parlatorio severo di un monastero con una parente monaca di clausura. Si odono in sottofondo rumori soffocati, sprizzano odori di un mondo misterioso, di fronte a una grata c’è un’attesa ambigua: potrebbe rinserrare delle belve oppure degli uccelli. "Sabina" è il nome che viene ripetuto dall’eco, nome della bambina e nome della superiora, quasi una nota gioiosa che viene a crepare la lastra del silenzio.

La crudeltà può venire fuori dal ricordo di certi rituali borghesi, come "A colazione dai nonni", quando certi bambini subivano la vessazione di un pranzo, vero e proprio cerimoniale d’adulti dove l’etichetta era la fine di ogni spontaneità, oppure può essere, come in "Acido glutammico" la vessazione che mortifica il piccolo Simone mediante uno studio del latino astruso e punitivo, quasi la cartina di tornasole di una ipotetica maturità della vita acquistata attraverso il dolore.

In "Caccia al tesoro" siamo di fronte alla rappresentazione di una caccia alle streghe fra ragazzi che diventa gioco perverso di violenza mutuata dagli adulti. Ed è tale mondo adulto che viene ad esercitare sugli adolescenti quel fascino morboso che li porta all’imitazione, come accade nei racconti "Dentro un giardino" e "Pas d’attaque".

La crudeltà e la violenza della mente sono ben più disumane e devastanti di quelle fisiche, sembra suggerire la Al zona: delle vere e proprie categorie metafisiche. Al di là dell’amore, della razionalità, del rispetto e della tolleranza lievita e incombe la nuvola greve del non-amore, un vero e proprio istinto di cattiveria, un male assoluto che a tratti fa trasparire un ghigno inquietante, la smorfia dell’eterno tentatore, mentre degli abiti rimasti appesi a un attaccapanni e una scrivania col suo ordine d’oggetti fissato nel tempo, in "Silvia e Conda", porteranno alla cruda rivelazione che la realtà gesta nel suo grembo la morte.

Solitudine e morte, il risvolto amaro dell’esistenza, fanno quindi capolino in queste pagine intrise di sorriso per dire che l’infanzia, "età tragica e metafisica" secondo l’affermazione della stessa autrice, può essere forse salvata rivelando ai bambini che esiste un ciclo naturale delle cose.

webmaster Marco Giorgini