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Il pane negato
(Minnie Alzona)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

Il pane negato è una stupenda antologia di racconti sull’Amore che, in tanti modi sottili, viene negato ai bambini e agli adolescenti. Minnie Al zona è acuta scrittrice dell’anima umana e degli affetti "minimi"; vi discende vibratile e lievemente accorata, fino a toccare i capillare, o le ferite, di un male che è sgusciante, impastato di un inquinamento poco vistoso, apparentemente privo di un carattere "forte". Scandaglia ed esplora, con quella sua incantevole e stregata "ambiguità" narrativa, soppesando gli abissi del cuore bambino senza nulla tacere, ma anche senza nessun estremismo psicologico; consapevole che "il tessuto dei nostri sentimenti ha un ordito così occulto e sottile che non ci è mai dato di dipanarlo con chiarezza". Spesso, però, procede cordiale, talvolta con arguzia evidente.

Noi suoi racconti emergono, frequentemente, tremori abissali, soprassalti e sorprese, "silenzi terrificanti", "creature ignote", segno che la colpa si confonde al mistero attraverso una maschera esplicita e insieme insondabile. La narrativa di Minnie Al zona non proviene soltanto da un paesaggio dell’anima, ma dal profondo più "intimo e trascendente". Ci sono ne Il pane negato le paure che dilaniarono l’infanzia, di cui è rimasta un’eco lunga e perfino dolce.

Le radici culturali della scrittrice genovese si trovano soprattutto nel Seicento francese, dove la voce tende a un "giudizio universale" che vede in stretto rapporto la virtù e la colpa. Nessuno dei contemporanei ha parlato dei bambini (umiliati e offesi), al cuore degli adulti, in maniera così suggestiva e completa.


Prima pagina 

PERDONAMI

 

L’altro giorno seguendo il tuo sguardo ho provato una stretta al cuore. Sin quando, mi sono chiesta, saresti riuscita a difendere in te questa prodigiosa disposizione alla meraviglia?

Era uno di quei radiosi pomeriggi d’estate che ci fanno poi rimpiangere a lungo questa stagione. I tuoi occhi emigravano dagli alberi pieni di voli alla siepe di ortensie che circonda il giardino per poi arrestarsi rapiti sulla facciata della nostra casa di campagna. Una casa come tante, con il tetto a più spioventi, in tegole di cotto, camini diseguali, qualche grondaia sghemba e l’intonaco che, per quanto recente, non ricopre i toni delle tinte che l’hanno preceduto. Cosa questa che se le conferisce una cert’aria se non proprio decrepita, stanca, è però sufficiente a distinguerla dalle abitazioni vistose e fiammanti dei dintorni.

Guardavi alla casa – e ne provavo una malinconia stremata, prossima al rimorso – con animo diverso dal mio, giacché io chiedo invano alle memorie che gremiscono ogni sua stanza un conforto maggiore nell’amarla.

La guardavi con dolcezza, quasi con abbandono, fors’anche con gratitudine, proprio come si guarda una persona cara.

Di questa casa io ti ho consegnato il ricordo di tutti i giorni che vi trascorsi e che, di prova in prova, mi hanno consumata. Dal momento in cui mi accolse giovinetta a quello in cui vi tornai con tuo padre bambino negli anni difficili di una guerra che nel mio racconto per te non è già più storia ma quasi leggenda.

Ogni angolo, ogni recesso di questa casa come ogni suo abbellimento ed imperfezione portano il segno della guerra che vi passò e le impronte dell’infanzia turbolenta di tuo padre. I cedri che piantammo nel viale quand’egli nacque e il pergolato di glicine al quale tendeva le braccia ad ogni ritorno nella presunzione di essere già tanto cresciuto e il minuscolo cancello sul ballatoio dell’ultimo piano posto a riparo delle sue cadute.

(…)


Rassegna Stampa

I bambini umiliati e offesi ("Italia Oggi", Sabato 5 marzo 1994)

Buone notizie dall’infanzia ("Il Nostro Tempo" di Torino, 9 gennaio 1994)

L’amore negato ("Il Gazzettino", Lunedì 11 aprile 1994)

Bambini e genitori separati in casa ("Il resto del Carlino", 3 febbraio 1994)

Le finaliste di Rapallo ("Tuttolibri" de "La Stampa", 2 aprile 1994)


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