EDITRICE SANTI QUARANTA

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"La Sicilia", 2 Marzo 2006

 

"IL PAESE DEI GELSI" UNA RACCOLTA DI RACCONTI DI FERRUCCIO MAZZARIOL

La nostalgia e i paesaggi edenici della memoria

di Luisa TRENTA MUSSO

 

“Fino all’estate del 1950, c’era un gelso abbastanza grande davanti al boteghin della Grasseghella…”. C’era. Il tempo di ciò che è passato e non è più. Ma la memoria nostalgica fa presto a convertirlo in presente. E cosi la memoria storico-nostalgica di Ferruccio Mazzariol, cui appartengono il gelso e il boteghin della Grasseghella. Da essi è sortito il bel volume di narrativa “Il Paese dei Gelsi” (Editrice Santi Quaranta). Spettacolare geografia che va delineandosi –sia prospetticamente che stilisticamente- mediante l’arte della parola, grande alleata della memoria e del sentimento nel fare di un luogo del passato un’endenica resistenza.

Sentimento delle radici, della famiglia, delle stagioni, della natura. Della vita. Una lucida e suggestiva rappresentazione di microstorie delle quali è portatore l’uomo a contatto con la terra.

L’uomo periferico a farsi storia esemplare, con i suoi ideali, i suoi sogni, la sua religione, la sua allegria, la sua piccola saggezza; i riverberi dei tramonti e del focolare sulla sua fronte di fatica. “La storia dei libri” afferma Mazzariol “trascura le ‘piccole’ vicende degli uomini. Dimentica l’uomo-persona, in carne ed ossa, che è il principale protagonista”. Di queste ‘piccole’ vicende “Il Paese dei Gelsi”  il grembo strabiliante e prolifico. Come lo  dei sottesi e puntuali nascimenti: le foglie dei gelsi e i bachi da gonfi di seta che di esse si nutrono. Vaporano dalla grazia evocativa dello scrittore i ricordi legati a questo angolo di mondo: le festività laiche e religiose, gli scherzi, i canti, il linguaggio dei contadini. E le atmosfere de “l’età favolosa”. Il solo margine di arbitrarietà che Mazzariol si concede nel trasporre tutto ciò sulla pagina  il suo occhio radioso di fede e di poesia; in virtù del quale lo storico religioso che c’è in lui riesce ad andare un po’ più in là della realtà funesta con la quale ha dovuto fare i conti.

Ovvero con le atrocità della seconda guerra mondiale piombata sui piccoli paradisi trevigiani. Forse un margine di sicurezza (o catarsi) nel quale situarsi per non esserne investito. Di certo a difesa della sua “rustica oasi”. Metafora, in qualche misura, di un nostro mitico “paese” da salvare.

 

webmaster Marco Giorgini