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"La Tribuna", "La Nuova Venezia", "Il Mattino di Padova", Giovedì 2 gennaio 1992

L’uno ambientato in Romagna, l’altro nel Trevigiano

La saga contadina mondo ancor vivo

Due romanzi, di Marabini e di Mazzariol

di Paolo Ruffilli

(…) Il paese dei gelsi di Ferruccio Mazzariol è ambientato, invece, nella campagna veneta: un paese di pianura, Ponte di Piave in provincia di Treviso, intorno agli anni Cinquanta; all’insegna delle tradizioni umane e religiose del veneto più profondo e più vero, scandite secondo il giro delle stagioni, il lavoro dei campi e il calendario liturgico. In una specie di polittico fatto di tanti piccoli quadri: i luoghi, le ricorrenze, i mestieri, le fiere, le preghiere, i personaggi, le storie.

Tra il fiume e il fossato Grassaga, al coltello della Grassaghella, a poca distanza dal Piave, c’è il paese dei gelsi e delle vigne. È rimasto pressappoco lo stesso di quarant’anni fa; specie per chi, come l’autore, sa guardarlo con l’incanto degli occhi di ragazzo. Così che tutto, luoghi persone e vicende, si trasforma in mito e leggenda. La leggenda di una giovinezza spensierata e favolosa, calata in un tempo vicino eppure remoto, tanto da sprofondare nella favola di un amarcord arioso e spiritato.

C’è, a un certo punto del libro, un personaggio famoso nei boschi del Veneto: un folletto minuscolo, rosso di pelo e di veste, armato di una mazza di legno con la quale batte le pietre e gli alberi trasformandosi in gigante. Questa presenza simpatica e frizzante riempie l’intero libro; e, guarda caso, l’autore ne porta perfino il nome, per l’appunto Mazzariol.

Così uno stile agile e stregato anima queste pagine, facendole correre come un’avventura di cappa e spada. E Il paese dei gelsi è un grande affresco dove i luoghi e i personaggi (Ponte, il "boteghin" di papa Virgilio, l’inseparabile e caro amico Floreno, le sere davanti al focolare, don Pietro l’arciprete, le veglie in stalla) danno vita a un mondo magico e simbolico di rara leggerezza, affascinante e incantevole. E non c’è solo il ritratto pieno d’affetto della campagna di Ponte, cioè della terra di Mazzariol. C’è il ritratto della civiltà contadina tout-court: un ritratto spumeggiante, pur nel riscontro della fatica e della povertà. Nel dispiegarsi di figure, di tappe, di momenti, sullo sfondo come senza tempo dei lavori della terra e dei cicli stagionali.

webmaster Marco Giorgini