È la storia di Floreno, il "piccolo" panettiere che si faceva spiegare "per filo e per segno come si procedeva per sfornare quel pane croccante, bianco e profumatissimo", che Ferruccio Mazzariol ci racconta nel suo ultimo libro "Il paese dei gelsi", pubblicato dalla casa editrice che lui stesso dirige: Santi Quaranta.
Il paese dei gelsi è un paese di pianura, Ponte di Piave: "E’ bello, un po’ rude… sulla carta geografica ha le dimensioni di un neo grande… si compone di contrade fino a ieri interamente contadine, le Ronche, le Fontane, la Salute, la Graseghella…".
Ed è intorno a questo mondo contadino che Mazzariol realizza il suo affresco di genti che sembrano appartenere alla narrativa orale dei cantastorie o dei racconti di veglia. C’è spazio infatti per i luoghi di una civiltà contadina, per i suoi personaggi e le ricorrenze, i mestieri, le storie.
Al centro di tutto questo un uomo: Fioreno, "amico vero e interiore" compagno di "infanzia e di fanciullezza", al quale la quinta edizione del romanzo è dedicata.
"Persona comune e semplice", Fioreno viene ricordato come chi ha contribuito a "diffondere la civiltà, un’arte e una religione che viene da molto lontano".
In una Ponte di Piave che diviene un "paese magico", percorso da gelsi e dalla "fiumara grandiosa che sgorga dal Per alba ai confini con l’Austria", Mazzariol ricostruisce le fasi di un’intera esistenza scandita dalla festa del grano, dalla sagra padronale, dalla vendemmia e dai suoi protagonisti: l’arciprete, al vovariol, il viandante girovago e, naturalmente, el mazzariol che in dialetto veneto può significare folletto, piccolo gnomo vestito di rosso, con in testa "quel berretto a sonagli che disorienta".