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Il paese dei gelsi
(Ferruccio Mazzariol)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
OTTAVA EDIZIONE
I Gelsi hanno accompagnato la mia infanzia, realmente e visivamente: il gelso
del botteghin della Grasseghella; il gelso maestoso davanti alla casa
contadina di nonno Ottaviano e di nonna Angela nella borgata di Baver; i filari
dei gelsi sparsi in tutta la campagna della Sinistra Piave per l'allevamento dei
bachi da seta.
I Gelsi, o moreri nella parlata trevisana, concepiti come creature, con
una loro amabilità, maternità e paternità evidenti, io li ho amati con tutto il
cuore fin da bambino, saltando loro in groppa come si faceva con i papà durante
la scampagnata di San Marco, il 25 aprile. Floreno (il mio grande amico, morto
improvvisamente l'11 aprile 1997) ed io li abbiamo 'scalati', con cordialità e
affetto, senza far loro del male, quasi accarezzandoli.
Ho scritto Il Paese dei Gelsi in tempi corrosivi e violenti (il libro è
nato, nel suo nucleo centrale, nel 1989) e l'ho voluto non trasgressivo,
ampiamente idilliaco, pronto alla trasfigurazione affabile e lieta; radicato
nell'oralità narrativa e nella coralità del mondo contadino veneto toccato
profondamente dal sentimento cattolico.
Il Paese dei Gelsi come piccolo Eden della vita, come giardino della
grazia e della bontà, come rustica oasi di umanità; ma mosso da un brio
delizioso e birichino.
E', credo, un'opera piacevole di narrativa e di memoria: sulle feste, le
tradizioni, sulla "piccola" storia e la vita buona dei veneti; sull'intrinseco
valore delle persone; ed è anche un "calendario" poetico sui lavori dei campi.
Il libro ha avuto un costante e lento successo, soprattutto nel Veneto; si è
tenuto saldo e continuo nella sua diffusione perché a molti lettori ha donato
serenità e gioia.
Posso dunque chiudere nella Luce di Dio i miei occhi perché
Il Paese dei Gelsi è territorio semplice e mite del cuore, piccolo
paradiso terrestre del Celeste Paradiso, nel quale sono certo di ritrovare,
trasfigurato, il Grande Gelso di nonna Angela e di nonno Ottaviano e, quello più
piccolo, di mamma Gina e papà Virgilio.
FERRUCCIO MAZZARIOL
Prima pagina
IL PAESE DEI GELSI E DELLE VIGNE
Sono nato nel paese dei gelsi, al coltello della Grasseghella, a neanche due chilometri dalla Piave (preferisco chiamare il Fiume così, al femminile, come si chiama una madre, e come lo hanno sempre chiamato da queste parti). Era di marzo, nel 1939. io non ricordo come fu questa venuta tra gli uomini. Pare fossi brutto, strillone, con tanti capelli neri.
Il paese dei gelsi sta tra il Fiume e il Fossato Grassaga. È bello, un po’ rude, pieno anche di vigne: vitigni di Raboso, Merlot, Cabernet, Veduzzo, Prosecco; perfino vitigni di Campagna. Sulla carta geografica ha le dimensioni di un neo grande, simile in tutto al neo di mia sorella Maria Teresa (banda sinistra del volto). Si compone di contrade fino a ieri interamente contadine: le Ronche, le Fontane, la Salute, la Grasseghella, le Campagne, il Caldera; le Grave che si trovano dentro il Fiume.
A sud-ovest del centro sorge il borgo di Sottotreviso, che è la nostra casbah "musulmana", intricata di viuzze, misteriosa; incoronata, quasi al cuore, dalla chiesetta della Madonna Addolorata, che è rimasta indenne dai cannoneggiamenti e dai bombardamenti della prima e della seconda guerra mondiale. Il borgo si chiama così perché le piene della Piave lo facevano appartenere, spesso nei secoli passati, alla rive destra del Fiume, cioè a Treviso. C’è poi il caso della borgata di Vigonovo, a sud, che dal punto di vista ecclesiale è quasi tutta di pertinenza della pieve di Ponte, mentre dal punto di vista amministrativo fa parte del comune di Salgareda.
(…)
Rassegna Stampa
Nuova edizione de "Il paese dei gelsi" ("Il Gazzettino", Mercoledì 6 maggio 1998)
La saga contadina mondo ancor vivo ("La Tribuna", "La Nuova Venezia", "Il Mattino di Padova", Giovedì 2 gennaio 1992)
Memoria e tradizione per ritrovare se stessi ("Il Popolo", 23-24 febbraio 1992) Mazzariol
e il "paese dei gelsi" ("Città Nuova" n.1, gennaio 2006) La
nostalgia e i paesaggi edenici della memoria ("La Siclia", 2
marzo 2006)
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