EDITRICE SANTI QUARANTA

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"L'Osservatore Romano", 30 aprile 2003

Il Friuli antico e nuovo tratteggiato nel "Giardiniere di Villa Manin" di Amedeo Giacomini

Motivi storici e folcloristici, inserti dialettali e invenzioni linguistiche per un memorialismo aristocratico degno erede della prosa d'arte rondista

di Franco Lanza

 

Amedeo Giacomini appartiene alla famiglia ancor oggi folta e feconda dei friulani colti, aderenti ad una tra le tradizioni italiane più compatte sia nella lingua (perché nei territori di transito e di confine più forte e consapevole è il moto d'arroccamento e di resistenza al nuovo) sia soprattutto nei soggetti, perché quasi impossibile sembra alla cultura nord-orientale svellersi dalle radici ladine e dalle memorie ancestrali, siano esse illustrate da una robusta storiografia oppure rinfrescate da una mite e struggente temperie poetica.

Anche il luogo di nascita, Varmo nella fascia bassa udinese, ci suscita nostalgie neviane e candori d'infanzia, mentre ci fornisce un indice stilistico assai raffinato e raro nella caratterizzazione di quel memorialismo aristocratico di cui si sono compiaciuti i rondisti mezzo secolo fa e di cui Giacomini risulta in effetti erede e partecipe.

Ma si farebbe torto ad uno scrittore così dotato personalmente e così ben caratterizzato dai suoi stessi temi, se lo si riducesse alla loro replica. Perché questo Giardiniere di Villa Manin (ed. Santi Quaranta) in forma di diario firmato dall'ultimo erede della celebre villa di Passariano, è una sorta di prolungato colloquio tra l'uomo e le piante (la figura del giardiniere è una significativa trasposizione del signore nel servo che ne mima la cultura e il linguaggio, ma al tempo stesso ne integra quella consapevolezza botanica, quella cura specifica che troppo spesso erano carenti) in cui si configurano la prassi e la storia ideale del vivere in villa: a Maser come sul Brenta,a Borgoricco come a Valmarana, ad Asolo come a Fanzolo l'evasione della villeggiatura, di cui il Goldoni ha causticamente descritto le borghesi vanità ed i malinconici rientri, poteva anche rivestirsi d'una riflessività severa.

"Un buon giardiniere ha da essere, contadino, metereologo, geografo, scienziato ed anche artista, massima se svolge il proprio lavoro in un parco, che è il sogno provocato dalla città, dove si incontrano, amalgamati dalla fantasia, i continenti, i climi, i tempi".

E' dunque il sogno provocato dalla città l'anima segreta delle piante e delle piccole e grandi vite che ne procedono.

Il parco signorile, voluto dalla società veneziana quasi a bilanciare in terraferma, con tutte le sue lusinghe di locus deliciarum, l'assenza di verde a cui la gran Capitale, l'Anadiomene emergente dall'acqua, ha dovuto rinunciare per ragioni naturali, rilancia a livello speculativo l'eterna dialettica fra sistema agrario e cittadino: storicamente risolta a favore del secondo, essa si ritorce ideologicamente e psicologicamente verso il primo, se non altro per il processo metaforico a cui lo spettacolo cangiante e misterioso della natura è sempre sottoposto dalla mente umana.

E' la città a sognare la campagna, è la piazza a progettare assiduamente il giardino; e se questo viene sconfitto, è sconfitto l'homo cives.

Nel caso poi di Villa Manin, è stato il disastro bellico a mediare la sconfitta, perché l'occupazione alleata alla fine del 1945 vi riversò torme vandaliche di truppe d'ogni colore riducendo la villa ad alloggiamento militare e il parco a campeggio e deposito di salmerie: e ciò che rimase reclamò un restauro di molti anni.

Naturalmente in questa metaforizzazione è il letterato a giocare le carte più sicure, non senza qualche eccesso baroccheggiante. Come quando parla dei fringuelli: "Benché siano per le penne tutti uguali, gli esperti ne distinguono ben diciannove specie. Prendono il nome dal verso che fanno, la conoscenza del quale è un vanto per noi animatori. Il più comune si chiama "Francesco mio" perché par che dica in fretta, cantando, quelle due parole (...)".

[...] Ho scritto più sopra barocco: in realtà è un sottoalice del vezzo marinaresco che tende alla profusione cruschevole di Buonarroti il Giovane. Catalogo prezioso per inventari di lusso.

L'invenzione linguistica e naturalistica di Giacomini, che nel Giardiniere percorre signorilmente gli itinerari della prosa d'arte rondista negli altri lacerti narrativi che compongono il volume tocca motivi storici e folcloristici che comportano anche inserti dialettali. Non possiamo che disporne una rapida rassegna.

Piazza San Giacomo a Udine, limbo di memorie familiari e patriottiche, include la rievocazione fra nostalgica e caustica della rivolta dei Navarons nel 1864; Cartoline da Lignano ridisegna quella spiaggia che è tanta parte del costume friulano e della sua trasfigurazione lirico-memoriale; La luce di Cividale articolata in due tempi di storia longobarda, l'uno di sintesi luminosa sulla falsariga di Paolo Diaconom l'altro di analisi meditante su un popolo violento e orgoglioso che non ha ancora rivelato tutta la sua ambigua vitalità, è uno sforzo poderoso di analisi storica e di caratterizzazione etica.

L'elemento unificante di queste ricerche è in fondo il Giacomini stesso, col suo bagaglio di cultura tutt'altro che provinciale e col suo distaccato storicismo intessuto di certezze filologiche e di inquietudini cosmiche. Il dialetto friulano respira qui con tutta la sua potenza evocativa, e dice da solo la propria presenza non marginale né pittoresca o basso-cosmica, che s'avverte nei parlanti de là da l'aga cioè oltre il corso del Tagliamento. L'evidenza plastica del friulano è qualcosa di più del verismo d'altre regioni italiane. E' più interrogazione che riscontro, più scavo che colore.

Ora che il miracolo economico ha toccato anche questa terra di confine (anzi, proprio da essa ha cominciato ad irradiarsi) e che i friulani reduci dai mille paesi d'emigrazione hanno saputo reagire da par loro al terremoto del 1987, attendiamo che quest'eredità, che diremo sempre meno agraria e sempre più intellettuale, si riveli anche più produttiva per i valori che la sostengono.

webmaster Marco Giorgini