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" Il
Nuovo Friuli", 12 marzo 2003
Quattro momenti dell'anima
di Luciano Morandini
Amedeo Giacomini è amico
carissimo , poeta e scrittore tra i maggiori di casa nostra. Ha una lunga storia
creativa alle spalle. Essa ha attraversato nel tempo vari moduli letterari, sia
in poesia - prima di approdare alla marilenghe, che nella narrativa, tutta in
lingua italiana. Amedeo non ha mai avuto problemi di "identità"
nell'uso di strumenti linguistici diversi, avendo sempre obbedito soltanto a
sollecitazioni d'ispirazione che richiedevano, di volta in volta, l'uno o
l'altro dei mezzi a incarnare ciò che dentro gli si muoveva, visioni,
sentimenti e pensieri.
Per i tipi della Santi Quaranta,
è da poco uscito Il giardiniere di Villa Manin, libro che raccoglie
quattro racconti attraverso i quali l'autore si immerge in quattro luoghi del
Friuli: Villa Manin e il suo parco, pIazza San Giacomo a Udine, Lignano e
Cividale. Quattro momenti per lui dell'anima, dai quali nasce un mosaico a luci
espressive di varia tonalità. Nel Giardiniere, suggestivo racconto in forma di
diario, il personaggio, un saggio che si ascolta e racconta, è giunto all'età
della pensione ed è in attesa del giovane sostituto. E' il momento che dà
l'avvio alla rivisitazione di un'esistenza trascorsa in simbiosi con villa e
parco, per decenni, dalla giovinezza. Parallela alla vita dell'uomo scorre via
la storia del luogo, dagli anni dello splendore alla decadenza ai recuperi,
opera del legame profondo del personaggio con bellezza e natura vissute con le
peculiarità di un'antiva e sacrale sapienza. Alberi, verde, terra mossa,
modulata, uccelli, animali, insetti. Un eden misterioso scoperto, osservato e
descritto con scienza, protetto e conosciuto in ogni aspetto, in ogni momento
dei giorni e delle stagioni. E nelle pagine risuona un inno di poesia ed
ecologica purezza. Nel secondo racconto, Piazza San Giacomo a Udine - La rivolta
di Navarons è di scena il cuore della città, il Merca' Novo. L'incipit ne
definisce lo spazio, l'aspetto fisico e architettonico che poi si anima di
figure e voci popolari del contado. Sono quelle delle venditrici di verdure, le
"vecchiette petulanti e infazzolettate". Poi appaiono le baracche del
mercatino. Ma la piazza "fu, era ed è anche la sua composita natura, la
piazza dei rivoluzionari". L'autore recupera quindi dalla memoria il
personaggio udinese della nonna, nata proprio lì, figlia di Antonio Cosmi -
"garibaldino, repubblicano, ragioniere e tipografo" - maestra e
affabulatrice straordinaria, che incantava l'autore ragazzino con le sue storie
risorgimentali. Da qui in poi, tra l'affettuoso e l'ironico, le avventure dei
risorgimentali friulani, , il loro tramare sovversivo contro l'Austria. Cosmi,
Cella, gli Andreuzzi, i Michielini, la loro patriottica ingenuità, le
peripezie, i tentativi armati, la rivolta di Navarons, fino a quel 26 luglio del
1866, quando giunsero le truppe del generale Cialdini. E poi e poi "il
Mercà Novo s'era ormai svuotato dell'iridescente fauna che prima l'abitava
(...) C'era miseria intorno, quest'è un fatto, e pellagra e cocente
delusione...". Ma nei racconta di nonna Edvige, "Vigia la bella, ciò
suonava eresia". Nel terzo racconto, Cartoline da Lignano, la stesura
narrativa si addensa, si fa agglomerato di sensazioni visive in un turbinare di
colori colti dall'alba al tramonto. Vi si coglie un desiderio di fusione fisica
con cielo, mare, sabbia percorsi da fremiti ottobrini tra versi di gabbiani ed
echi lontani di voci e quotidiani rumori con qualche rara apparizione d'umane
figure. E' la trasfigurazione di Lignano, più che in serena
"cartolina", in materico, terrestre, sensuale quadro di luci e
sensazioni.
[...] Il quarto racconto, La
luce di Cividale, scandito in due momenti, dà la misura della felice duttilità
stilistico-linguistica di Giacomini. L'inizio conduce alla collocazione della
città.
[...] Un libro da leggere.
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