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Il giardiniere di Villa Manin
(Amedeo Giacomini)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Amedeo Giacomini apre quattro “finestre” originali sul Friuli. Il libro si
avvia morbido con lo splendido diario del Giardiniere di Villa Manin
caratterizzato da una sua delicatezza esplorativa e da un ritmo sapienziale e
sereno. Il giardiniere ripercorre la storia della celebre villa, i fasti, la
decadenza, ne rievoca in maniera suggestiva persone, atmosfere, episodi nello
scorrere del tempo; annota la vita del parco, degli alberi e degli uccelli con
straordinaria naturalezza di scrittura: si tratta di uno dei “diari” più belli
della letteratura italiana contemporanea.
Più popolaresca e colorita è la seconda “finestra”, dalla quale Giacomini
guarda co occhio divertito la vita di Merca’ Novo in Piazza San Giacomo, il
cuore di Udine, animando un simpatico quadro di memorie familiari fortemente
friulane, che si dilata fino a comprendere l’insurrezione mazziniana di Navarons.
Cartoline da Lignano è “finestra” di bravura lirica: la spiaggia di
Lignano è ritratta dall’alba al tramonto nei suoi caratteri naturali, nei suoi
colori, nei suoi tipi e nella sua varia umanità. Una sorta di “villotta”
malinconica, pittorica e arabescata attraversa queste pagine, che trovano il
loro momento letterariamente più alto nelle poesie in friulano.
Conclude l’affresco un singolare saggio intitolato La luce di Cividale
che si sviluppa con mirabile profondità di analisi storica; però Giacomini vi
immette il suo impulso creativo temperando la severità dei dati: la digressione
saggistica si volge in una sapida visita ai monumenti e ai musei di Cividale,
l’antica capitale longobardica del Nordest. E la lingua si fa asprigna e sodale,
robusta, ma anche affettuosa.
Le quattro “finestre”, diverse nel ritmo e nello stile, compongono e plasmano
un Friuli inedito, variegato, colmo di un fascino segreto, e reso più vivo da
una capacità improvvisa di tenerezza e di luce.
Prima pagina
10 febbraio
... Ieri ho ricevuto l’avviso: dacché sto al servizio della regione, una
raccomandata, finalmente senza tassa a carico... “E’ già qualcosa”, mi sono
detto. I miei superiori, per il resto, sono stati piuttosto chiari e freddi: fra una
quindicina di giorni, alla fine del mese cioè, dovrò lasciar libera la torre e
dare le consegne. Per la prima volta da quando mi sono deciso a fare domanda di
pensione ho sentito una stretta dentro, un brivido lungo, come un morso di
malinconia. Sarà dipeso dal tono della lettera... Ma cosa pretendevo? Del calore
forse? Che mi si facessero gli elogi per posta?... Mi sono ripreso subito
comunque. Che me ne starei a fare ancora qui? Anche potendo, sono talmente
vecchio che, per dirne una, stamattina tirando i piedi fuori dal letto sono
rimasto incantato, non saprei dire per quanto tempo, a guardare la grande
“farnia” che si erge a pochi passi dalla finestra della mia camera. La finestra
guarda a levante e i rami si agitavano al primo vento del mattino. E così mi
sono accorto che un albero può assumere la stessa importanza di una persona
viva. Io sento per questa pianta, che durante cinquanta e più anni ho visto
fiorire e rassodarsi, una venerazione familiare, e tra noi un legame tenace, un
amore completo, vivo e cupo come le sue foglie, una reciproca fiducia senza
reticenze... Sarei rimasto a meditare sulla natura di quest’albero se un primo
starnuto non mi avesse avvisato del pericolo che corre un vecchio, anche come me
fin qui sano, a stare con i piedi nudi sul pavimento. In fretta mi sono levato,
ho fatto le mie abluzioni, poi mi sono messo a preparare la colazione, e ho
lasciato montare il latte mentre lo stavo sorvegliando senza distogliere i miei
pensieri dall'albero, ricordando il giorno in cui arrivò, non più alto di due
metri e lo impiantai e innaffiai lungamente; e, per conseguenza, convincendomi
che il giro delle eredità è molto stretto, e che ci si accorge, alla fine, di
essere nostro padre e nostro nonno, che la vita non ha davvero soluzione di
continuità, se appena la guardiamo oltre la superficie, con l'animo rassegnato
a lasciarla.
(...)
Rassegna Stampa
Le quattro
"finestre" friulane di Giacomini ("Il Friuli", 6 dicembre
2002)
Le Cante del
giardiniere botanico di villa Manin ("La Tribuna", 11 dicembre
2002)
Un
giardiniere a Villa Manin ("Corriere del Veneto", 20 dicembre 2002)
Quattro momenti
dell'anima ("Il Nuovo Friuli", 10 gennaio 2003)
Amedeo Giacomini
nei segreti di Villa Manin ("Il Messaggero Veneto", 24 febbraio 2003)
Incanti
naturali e artistici dalla terra friulana ("L'Osservatore Romano", 12
marzo 2003)
Motivi storici e
folcloristici, inserti dialettali e invenzioni linguistiche per un memorialismo
aristocratico degno erede della prosa d'arte rondista ("L'Osservatore
Romano", 30 aprile 2003)
Il giardiniere di Villa Manin ("Il
Segnalibro", luglio 2003)
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