EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il Piccolo", Martedì 28 dicembre 1999

Un nuovo romanzo di Gian Domenico Mazzocato fra storia e vicende umane

Sognando il bosco veneziano

di Grazia Palmisano

Dopo "Il delitto della contessa Onigo", romanzo che gli è valso nel ’98 il premio "Gambrinus Mazzotti", Gian Domenico Mazzocato ritorna con "Il bosco veneziano" (Santi Quaranta, pagg. 173, lire 20.000): ancora una volta una vicenda intensa, una storia veneta poco conosciuta, ove lontane vicende storiche si intrecciano a miseria, a soprusi, a violenze, a un disagio esistenziale cresciuto lassù, nel cuore di quel Montello, il bosco veneziano per eccellenza, bandito a tutti da un altezzoso doge, in quell’inverno del 1471, perché "i preziosi roveri della collina serviranno a costruire le galee che la Serenissima faceva navigare verso tutti gli angoli del mondo".

Il cinquantaquattrenne trevigiano Mazzocato ripercorre dunque, dilatata in un lungo arco di tempo, la storia della famiglia Barro, attraverso tre generazioni: quella di Ireno, di suo figlio Beniamino, e del figlio di quest’ultimo, Teofilo. Storia, come si è detto, impastata di odio, di prepotenti abusi, di bastarda miseria: e quasi a contrastare tutto ciò, un poetico respiro pur sprigiona talora delle pagine del libro, sì da rendere vivida e affascinante la visione e la presenza del Montello, con i suoi sentieri che inoltrandosi nella foresta assumono l’aspetto di gallerie, mentre d’inverno, con la neve, la collina, tutta bianca, sembra dormire.

Un’umanità dolorosamente mortificata dunque, quella ritratta da Mazzocato. E se Ireno e sua moglie Gemma, in quell’estate del 1848, allorché i soldati requisirono dalla loro casa il legname portato via dal Montello, capirono che neppure alla loro generazione "sarebbe toccato il privilegio di riprendere possesso della collina proibita", ecco che il figlio Beniamino, dopo aver perduto la moglie nella tragica inondazione del Piave nel 1882, decide di partire con Teofilo alla volta del brasile. Ma in quel grande affresco che è "Il bosco veneziano" si muovono anche altri personaggi: ciascuno con il proprio fardello, le illusioni, e la tenace speranza di poter tornare sull’amato Montello. Speranza che si avverò nel febbraio del 1892, quando, dopo oltre quattro secoli, ai Montelliani fu concesso il diritto di accedere alla loro collina.

webmaster Marco Giorgini