Santi Quaranta, pagg. 172, lire 20.000
di Mariapia Bonante
E’ un romanzo nato dal silenzioso e appartato viaggio nel passato di uno scrittore che cerca nelle vicende pubbliche e private di ieri le patrie perdute, i riferimenti che hanno fatto la storia del nostro Paese.
È un percorso che aveva già compiuto con successo nel Delitto della contessa Onigo, un suggestivo giallo psicologico ambientato in un Veneto cupo e feudale. Anche questo nuovo racconto, ricco di splendidi ritratti di gente comune, resi indimenticabili da un vibrante linguaggio poetico, ha come sfondo la terra veneta, raccontata attraverso una vicenda emblematica delle fatiche e delle tante povertà dell’Italia contadina.
È quella che vide protagonista "un bosco proibito", il Montello, che sin dal 1471 fu vietato agli abitanti della Serenissima dal doge Nicolò Tron, in seguito dal Regno napoleonico, dall’Austria e per quasi trent’anni dal neonato Regno d’Italia. Una foresta di splendidi roveri, "una sorta di continente concluso, grande e misterioso, con regole proprie", dalla quale i montelliani erano stati banditi con vessazioni e processi di massa, divenuta simbolo della perenne prepotenza dei potenti e delle permanenti sconfitte dei poveri.
Ma anche un luogo dell’anima, dove i padri depositavano i loro sogni di riscatto rubando clandestinamente la legna, e i figli attingevano la speranza di un po’ di fortuna. Così avevano fatto le tre generazioni dei Barro, ogni volta cacciati dal bosco e ogni volta pronti a ritentare la conquista. Anche Toni, l’ultimo della famiglia, che aveva subito le conseguenze di questa proscrizione straziante e dura, decide di non arrendersi. Adolescente è obbligato a emigrare in Brasile al seguito del padre, dopo che la piena del Piave gli ha portato via, con la casa, il futuro.
Attraversa l’Oceano su uno di quei bastimenti della disperazione e della speranza, affollati da migliaia di italiani carichi solo di malinconia e di miseria. Nei dormitori del piroscafo impara la dura lezione della lotta per non morire, e ha la fortuna di incontrare personaggi come Luna, un pittore randagio così soprannominato perché dietro ai suoi santi dipinge sempre cieli notturni.
Sbarcato nel porto di Rio Grande do Sol, con il padre raggiunge il cuore del mato, dove vengono lasciati totalmente soli con sacchi di semi e qualche attrezzo a inventarsi la sopravvivenza. Per quindici anni disboscano, seminano, combattono contro le insidie della foresta, riescono a collegare fra di loro i coloni. Ma quando il padre si risposa, Toni, che nel frattempo è divenuto rabdomante, sente di dover ritornare in Italia per riappropriarsi di quel Montello che ha fatto versare tante lacrime alla sua gente.