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Georges Bernanos, il non-conformista
(Jean Bothorel)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

Georges Bernanos, il non-conformista di Jean Bothorel è una biografia confidenziale e ariosa che segua passo a passo la vita e l’opera del grande scrittore francese, nato nel 1888; si tratta di un libro molto diverso rispetto a quelli usciti finora su di lui, in Italia. Bothorel ne esplora l’infanzia, scandaglia con affetto quel tempo segreto e conclude che Bernanos ha esaltato sì lo "spirito d’infanzia" fino a mitizzarlo, ma ha rivelato poco della sua fanciullezza vera e propria.

Da questo lavoro, denso di episodi e notizie inediti, esce il ritratto autentico della famiglia dello scrittore e dell’ambiente scolastico da lui frequentato; si delineano i sentimenti, i luoghi, le amicizie, il contesto sociale e ideologico che lo influenzarono. Viene restituito uno sfaccettato profilo di Bernanos: intemperante e tenerissimo, sconsolato e gaio, segnato da contraddizioni; dotato di una personalità fortemente non-conformista: "Io non sono un uomo di destra né di sinistra, sono soltanto un cristiano".

Bothorel getta nuova e ampia luce anche sulla giovinezza e maturità dello scrittore; sui rapporti che ebbe con Murras, Maritain, Massis, Coty, Cèline (Bernanos ne riconosce subito la grandezza), con Claudel, Mauriac, De Grulle e tanti altri; ci parla del Bernanos che "scrive sempre nei caffè"; della sua fuga dalla Francia a Maiorca; riferisce del suo donchisciottesco viaggio in Paraguay, della prolungata permanenza in brasile, del suo ritorno in Francia nel giugno 1945. Toccanti sono poi le pagine finali che riguardano la morte di Bernanos, avvenuta a Parigi il 5 luglio 1948.

Questa biografia intreccia la vita e la storia dello scrittore con la storia della Francia della prima metà del ‘900 e fa emergere una novità sorprendente: si dimostra infondata l’accusa di Bernanos contro l’arcivescovo Mirallès, nei Grandi Cimiteri sotto la luna. Bothorel restituisce al lettore di oggi il vero volto di questo grande autore che è inquieto e profetico, ne ripropone con intelligenza critico-letteraria l’impareggiabile potenza narrativa, facendo inoltre conoscere la sua battagliera attività di giornalista e di editorialista.


Prima pagina 

"Figlio mio, per scrivere bisogna soffrire, soffrire molto."

Dostoievski al giovane Merejkovski che gli chiedeva consigli letterari.

 

 

 

 

Nel 1958, mentre stavo concludendo gli studi secondari, ho letto Bernanos. Scoprivo un uomo divorato dal peso delle sue rabbie e delle sue contraddizioni, e che si faceva carico di tutte le disillusioni della modernità, del denaro e del progresso.

Il mio professore d’inglese, padre Jean, l’occhio vivace e la faccia rubiconda e rosea dell’uomo pacifico, in cui niente lasciava supporre un’ammirazione per le pagine tormentate di Bernanos, mi aveva donato Nouvelle de Mouchette (Nuova storia di Mouchette) nell’edizione Plon del 1937. Ho sempre tenuto questo romanzo a portata di mano. Mouchette è in mezzo a noi con la sua tragica solitudine. Testimone che non saprebbe testimoniare il suo dolore, lei "vaga", "bighellona" per le vie delle grandi città, come un tempo correva nel bosco di Mannerville, "ebbra di freddo e di fatica", animata da quella "rassegnazione istintiva, incosciente, che somiglia a quella degli animali". Le Mouchette ci saranno sempre. Se talvolta aprono il telegiornale, dopo uno stupro collettivo nel parcheggio di una casa popolare, esse non giustificheranno mai con delle teorie i loro desideri e la loro miseria. Le loro vite riflettono altre vite, "tutte uguali, vissute nello squallore".

Nouvelle Histoire de Mouchette è la migliore introduzione all’opera di Bernanos. Il testo colpisce a fondo e non lo si dimentica più. Ho continuato con Sous le soleil de Satan (Sotto il sole di Satana), L’Imposture (L’Impostura), La Joie (La Gioia), Les Enfants humiliés (I fanciulli umiliati). Molto più tardi, ho scoperto il suo strano Monsieur Ouine (Il signor Ouine), e le sue opere polemiche, La Grande Peur des bien-pensants (La grande paura dei benpensanti), Les Grands Cimetières sous la lune ( I Grandi Cimiteri sotto la luna), La France contre les robots (La Francia contro la civiltà degli automi), oppure Scandale de la vèritè (Scandalo della verità)… Quanto al suo Journal d’un curé de campagne (Diario del curato di campagna), mi puzzava di sagrestia. In realtà, non c’è nulla che assomigli meno ad un romanzo cattolico o a una predica di un vicario di questo Journal, il più accessibile dei suoi libri. Sull’aeroplano che lo stava conducendo, nel maggio del 1943, da Londra ad Algeri, de Grulle confidava a Maurice Schumann: "Penso che François Mauriac sia il miglior scrittore del suo tempo, ma il Journal d’un curé de campagne è il più grande romanzo francese, seguito da La condition humaine (La condizione umana )" di Malraux.

(…)


Rassegna Stampa

Bernanos, il profeta della grande politica ("Libero", Martedì 1 agosto 2000)

La sfida al compromesso ("L’Osservatore Romano", Lunedì-Martedì 8-9 gennaio 2001)


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