di A.C.
Pur essendo madre scrupolosa, capace di conciliare la
frenetica attività giornalistica con la puntualità nel seguire i suoi figli con
amore e sensibilità pedagogica, Laura Simeoni sta iniziando a viziare i nostri
bambini e anche un po' noi genitori. Nulla di negativo, ovviamente, anzi: "Fiabe
e leggende del Montello", che segue di un anno l'analogo, fortunatissimo libro
dedicato al Piave, prova che l'appuntamento con le sue saghe della Marca sta
diventando regolare e tanto irrinunciabile quanto dolce. Merito dell'attenzione
dell'editrice Santi Quaranta di Ferruccio Mazzariol (uno che un cognome così non
può non trovarsi a suo agio tra fate e folletti), ma anche dello scrupolo di
documentazione e della fantasia nel narrare dell'autrice.
"Fiabe e leggende del Montello" (168 pagine, euro 10,50,
illustrazioni di Ivo Feltrin), in libreria in questi giorni, sarà presentato
lunedì prossimo alle 17.30 al ristorante Da Pino in piazza dei Signori, con la
collaborazione di Trevisoviva. Il motto che meglio riassume il libro è forse
racchiuso nella leggenda "El cadin de la fade": "Avete creduto all'invisibile e
l'invisibile ha aperto le sue porte". Ecco un Montello incantato e misterioso
insieme, che ci presenta un volto lontano - ma non troppo, visto che i rimandi
sono frequenti - dalle tinte fosche dell'abbruttimento dei pisnenti o delle
tragedie della guerra, due aspetti già conosciuti e scandagliati a sufficienza.
Ecco un Montello dolce e terrificante insieme, di quando c'erano più magie e
lupi, meno agriturismi e villette. Altopiano vicino ai Monti Pallidi, popolato
appunto come le Dolomiti di salvani e anguane, dissetato dalle fontane e
sorvolato dalle acquile.
Mille influssi diversi risuonano nelle leggende
pazientemente raccolte e ricostruite da Simeoni, che si spingono anche a
riecheggiare la mitologia del Signore degli anelli in un avvincente mini-ciclo
degli gnomi e del risveglio del drago. Parte dalla discesa dei cherubini a santi
Angeli e si conclude con un poetico viaggio fino a Treviso "città dai tre
volti", la cavalcata su e giù per le prese e nel folto dei boschi. Sbucando dai
quali si incontra perfino Monsignor Della Casa che nell'Abbazia di Nervesa,
secondo un'aneddotica celebre, scrive il Galateo. Ma con la fino a oggi
sconosciuta collaborazione di due gnomi gentili.