Se percorrendo le strade fra Veneto e Friuli vi chiedete
che montagna è quella che si erge maestosa verso nord a chiudere la pianura, con
le sue inconfondibili piramidi viola oppure bianca di neve dall’autunno precoce
alla primavera inoltrata, la risposta è il Monte Cavallo. Non è una cima
altissima -2251 metri nel suo punto più elevato, il Cimon o Cima Manera – ma è
comunque particolarmente imponente a causa del dislivello che lo solleva di
oltre 2000 metri dalle colline sottostanti. In questo massiccio, attingendo alla
sua immaginazione ma anche alla geografia, all’antropologia e alle tradizioni
dei luoghi, la giornalista pordenonese Francesca Orlando ha ambientato le sue
Fiabe e leggende del Monte Cavallo (edito dalla trevigiana Santi Quaranta),
creando tra vette e vallate un regno incantato, popolato da gnomi e folletti,
streghe e agàne, fate e orchi. Vicende e protagonisti della mitologia e
dell’immaginazione alimentano le fantasie degli uomini, ben oltre i confini del
massiccio fin giù nella pianura che circonda la città, riproponendo insieme le
riflessioni e i pensieri degli antichi scalatori che due o tre secoli fa si
proposero questa vetta come faticoso ma irrinunciabile obiettivo.
A percorrere le rotte dell’immaginario, sia pure sul
versante dell’osservazione e della ricerca, è anche un altro libro, “Un
ghiro, una bici, un letto di nuvole”, edito da Marsilio e curato dalla
studiosa padovana di cultura infantile Mafra Gagliardi e da Fabio Naggi, dalle
Compagnia teatrale Stilema. Il libro raccoglie, a partire dall’esperienza
dell’Osservatorio dell’Immaginario (in Piemonte), i contributi di vari esperti
come Silvano Antonelli di Unoteatro, Paolo Landi, direttore pubblicità del
Gruppo Benetton e Paola Mastracola, ultima vincitrice del Premio Campiello: la
riflessione (e le testimonianze, anche grafiche, dei bambini) riguarda in
particolare l’immaginario infantile di fronte alla gratuità e all’insondabilità
del concetto di dono.
Segnaliamo infine un volume, ancora edito da Santi
Quaranta, dedicato ad un autore che a partire dai suoi viaggi nell’immaginario
ha letteralmente rivoluzionato la letteratura mondiale, esattamente quattro
secoli fa, quando pubblicò il primo libro su Don Chisciotte della Mancia: “Le
mappe nascoste di Cervantes”, a cura di Carlos Romero Munos, raccoglie gli
atti di un convegno organizzato a Venezia due anni fa dalla locale Associazione
Cervantina. In spagnolo e in italiano, il volume ricostruisce una geografia
filosofico-letteraria dai contorni incerti e sfumati, sulla cui difficile
definizione si sono misurati studiosi e scrittori di tutto il mondo.