di Giacomo Scotti
Celti, Germani, Slavi e Latini danno al mare lo
stesso nome: mare, mer, mar, mor, more, Meer. La comunanza del vocabolo
deriva dal fatto che quei popoli ne fecero identica esperienza sulle rive del
Pontus Euxinus(l'attuale Mar Nero), prima che le varie stirpi si separassero.
Un mio amico croato, Ante Zemljar, poeta e scrittore
(1922-2004), nativo dell'isola di Pago, ha scritto in un libro: «Ogni volta che
navigo lungo la costa del mio Paese, oppure viaggio attraverso l'Italia volgendo
nuovamente lo sguardo all'Adriatico , immancabilmente mi capita di
cancellare mentalmente il mare come confine tra i due Paesi. Sin dalla
mia prima infanzia, da quando d'estate vivevo insieme ai pastori sotto il monte
Pago, non ho mai visto un confine sul mare . Incantato dalla distesa del
mare ai nostri piedi, nel corso dei giochi sulla pietraia o ammirando
l'infinito nelle notti misteriose, davo ascolto alle parole di un'anziana donna
che mi spiegava come le luci che si vedevano dalla nostra sponda su una costa
lontana, erano quelle di un lontano paese, l'Italia, dal quale arrivava fino a
noi anche il caglio impiegato dai pastori per coagulare il latte dal quale si
ottiene il celebre formaggio paghesano. Tutte le navi che scorgevo al largo, ne
ero ormai convinto, portavano per noi il caglio italiano. Sin da allora rimasi
affascinato da un paese che intravedevo in lontananza...».
Ci sono grandi e piccoli mari. Ci
sono mari nei mari. Nel Mar Mediterraneo ci sono il Mare Jonio, il Mar
Egeo, il Mar Tirreno, il Mare Ligure, il Mare Adriatico ...
L'Adriatico è un golfo di quel mare più grande rinchiuso "fra le
terre" che sembra a sua volta un lago.
Ci sono limiti ai mari. Sono le
sponde, gli orli del mare . Ci sono sponde basse e sponde altissime,
spiagge e rupi. Il mare -golfo Adriatico ha coste d'ogni specie e
d'ogni forma. Soltanto gli uomini sono uguali sulle sue diverse e opposte rive,
anche se parlano lingue diverse. Amano lo stesso mare , si riconoscono
figli dello stesso amore, comuni sono le loro origini lontane, sono fratelli.
Marinai, portuali, pescatori, mercanti marittimi delle due
sponde adriatiche si portano addosso gli stessi odori dei porti, la salsedine
dello stesso mare , conoscono le medesime tempeste, gli stessi venti e
marosi, le stesse correnti. In osteria ed a casa raccontano storie e favole che
si somigliano: sono storie migranti, transitano dall'una all'altra sponda dello
stesso mare.
Vi parlerò di questo mare attraverso favole, miti e
leggende che allacciano i millenni. Ve ne parlerò stando seduto su uno dei suoi
litorali. E chi sta su una sponda non può chiudere gli occhi di fronte alla
sponda che gli sta davanti. Dall'altra gli giungono gli echi, i colori, i venti.
Leggendo le fiabe, i miti e le leggende raccontate sulla mia riva, troverete
echi e colori della vostra riva del mare . E forse - un poco modificati -
miti leggende e fiabe delle vostre coste.
Le onde e le correnti di questo
mare comune, ma ancor più i navigatori e la memoria degli uomini aboliscono
le distanze. Le aboliscono anche questi racconti, piccole finestrelle
sull'universo azzurro.
* * *
Nella notte dei tempi esisteva una
terra chiamata Illiria, abitata da popoli felici.
Fra gli abitanti c'era una famiglia
composta dalla madre Bora, dal padre Scirocco e dai loro figli Velebit e Adria.
Velebit era un giovane forte, d'alta statura, capelli neri
e riccioluti. A differenza di suo fratello, Adria aveva un corpo sottile e
delicato, gli occhi azzurri e una fluente chioma d'oro. La fama della sua
bellezza volava lontano.
Tutti vivevano contenti e senza preoccupazioni nell'Illiria,
dunque. Eppure un giorno Scirocco decise di partire, desiderando conoscere una
terra lontana che fosse ancora più bella e incontrare popoli ancora più felici.
«Tornerò fra sette anni» comunicò Scirocco alla moglie ed
ai figli. Li abbracciò e partì sulle ali del vento.
Quali Paesi visitò e che cosa vide?
Si stava concludendo il settimo anno
dalla partenza di Scirocco, quando Velebit, Adria e Bora si arrampicarono sulla
sommità di una collina per assistere al ritorno del loro genitore e marito dalle
lontane terre straniere. Da quella cima, la sera dell'ultimo giorno del settimo
anno, essi videro avvicinarsi un enorme uccello che, agitando le ali e
gracchiando "cra-cra", "cra-cra", annunciò finalmente l'arrivo di Scirocco.
Ben presto egli apparve
all'orizzonte; era sorridente, felice di rivedere la famiglia e la terra natale,
dove lo attendevano fertili campi, prati, fiumi, laghi, verdi colline...
Ma proprio in quel momento un mago
malvagio lo fermò, lo catturò, lo trascinò via rinchiudendolo in una prigione
sconosciuta.
Catturando e imprigionando Scirocco,
quel mago pensava di sottomettere più facilmente suo figlio Velebit,
successivamente, rapire senza alcuna difficoltà la bellissima Adria dagli occhi
azzurri, della quale si era innamorato.
Per alcuni tristi e interminabili
giorni, sull'Illiria regnò un profondo silenzio. Sembrava che con la scomparsa
di Scirocco fosse sparito anche ogni suono, che fosse rimasto il vuoto. Nelle
persone che fino a qualche giorno prima erano state felici e allegre, si annidò
la paura.
Una notte, all'improvviso, durante
una nera tempesta, il mago malvagio si gettò come un falco sulla fertile
regione, spargendo il terrore. Per sfuggire alla cattura ed alla schiavitù, il
giovane Velebit pregò gli dei di trasformarlo in sasso. Il suo desiderio fu
immediatamente appagato: fu trasformato in quella grande e lunga montagna che
incombe sulla Dalmazia settentrionale: la catena del Velebit.
Adria a sua volta si mutò nel Mar
Adriatico.
Dalla montagna, trasformatasi in
vento impetuoso, Bora prese a soffiare sul mare per scacciare gli spiriti
del male e proteggere Adria dalle mire malvage del mago.
Anche Scirocco riuscì a trasformarsi
evadendo così dalle prigione e, soffiando dal mare verso la terraferma,
impegnò battaglia contro il mago finché non riuscì a sconfiggerlo. Il Mar
Adriatico tornò a sorridere, la costa rifiorì, le sue popolazioni tornarono
ad essere felici.