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"Il Gazzettino", 10 luglio 2005

IL LIBRO DEI SOGNI. Lo scrittore fiumano Giacomo Scotti pubblica una raccolta di storie ammalianti

MARE ADRIATICO. Le fiabe e le leggende dell'intimità

di Giacomo Scotti

Celti, Germani, Slavi e Latini danno al mare lo stesso nome: mare, mer, mar, mor, more, Meer. La comunanza del vocabolo deriva dal fatto che quei popoli ne fecero identica esperienza sulle rive del Pontus Euxinus(l'attuale Mar Nero), prima che le varie stirpi si separassero.

Un mio amico croato, Ante Zemljar, poeta e scrittore (1922-2004), nativo dell'isola di Pago, ha scritto in un libro: «Ogni volta che navigo lungo la costa del mio Paese, oppure viaggio attraverso l'Italia volgendo nuovamente lo sguardo all'Adriatico , immancabilmente mi capita di cancellare mentalmente il mare come confine tra i due Paesi. Sin dalla mia prima infanzia, da quando d'estate vivevo insieme ai pastori sotto il monte Pago, non ho mai visto un confine sul mare . Incantato dalla distesa del mare ai nostri piedi, nel corso dei giochi sulla pietraia o ammirando l'infinito nelle notti misteriose, davo ascolto alle parole di un'anziana donna che mi spiegava come le luci che si vedevano dalla nostra sponda su una costa lontana, erano quelle di un lontano paese, l'Italia, dal quale arrivava fino a noi anche il caglio impiegato dai pastori per coagulare il latte dal quale si ottiene il celebre formaggio paghesano. Tutte le navi che scorgevo al largo, ne ero ormai convinto, portavano per noi il caglio italiano. Sin da allora rimasi affascinato da un paese che intravedevo in lontananza...».

Ci sono grandi e piccoli mari. Ci sono mari nei mari. Nel Mar Mediterraneo ci sono il Mare Jonio, il Mar Egeo, il Mar Tirreno, il Mare Ligure, il Mare Adriatico ... L'Adriatico è un golfo di quel mare più grande rinchiuso "fra le terre" che sembra a sua volta un lago.

 

Ci sono limiti ai mari. Sono le sponde, gli orli del mare . Ci sono sponde basse e sponde altissime, spiagge e rupi. Il mare -golfo Adriatico ha coste d'ogni specie e d'ogni forma. Soltanto gli uomini sono uguali sulle sue diverse e opposte rive, anche se parlano lingue diverse. Amano lo stesso mare , si riconoscono figli dello stesso amore, comuni sono le loro origini lontane, sono fratelli.

Marinai, portuali, pescatori, mercanti marittimi delle due sponde adriatiche si portano addosso gli stessi odori dei porti, la salsedine dello stesso mare , conoscono le medesime tempeste, gli stessi venti e marosi, le stesse correnti. In osteria ed a casa raccontano storie e favole che si somigliano: sono storie migranti, transitano dall'una all'altra sponda dello stesso mare.

Vi parlerò di questo mare attraverso favole, miti e leggende che allacciano i millenni. Ve ne parlerò stando seduto su uno dei suoi litorali. E chi sta su una sponda non può chiudere gli occhi di fronte alla sponda che gli sta davanti. Dall'altra gli giungono gli echi, i colori, i venti. Leggendo le fiabe, i miti e le leggende raccontate sulla mia riva, troverete echi e colori della vostra riva del mare . E forse - un poco modificati - miti leggende e fiabe delle vostre coste.

Le onde e le correnti di questo mare comune, ma ancor più i navigatori e la memoria degli uomini aboliscono le distanze. Le aboliscono anche questi racconti, piccole finestrelle sull'universo azzurro.

* * *

Nella notte dei tempi esisteva una terra chiamata Illiria, abitata da popoli felici.

Fra gli abitanti c'era una famiglia composta dalla madre Bora, dal padre Scirocco e dai loro figli Velebit e Adria.

Velebit era un giovane forte, d'alta statura, capelli neri e riccioluti. A differenza di suo fratello, Adria aveva un corpo sottile e delicato, gli occhi azzurri e una fluente chioma d'oro. La fama della sua bellezza volava lontano.

Tutti vivevano contenti e senza preoccupazioni nell'Illiria, dunque. Eppure un giorno Scirocco decise di partire, desiderando conoscere una terra lontana che fosse ancora più bella e incontrare popoli ancora più felici.

«Tornerò fra sette anni» comunicò Scirocco alla moglie ed ai figli. Li abbracciò e partì sulle ali del vento.

Quali Paesi visitò e che cosa vide?

Si stava concludendo il settimo anno dalla partenza di Scirocco, quando Velebit, Adria e Bora si arrampicarono sulla sommità di una collina per assistere al ritorno del loro genitore e marito dalle lontane terre straniere. Da quella cima, la sera dell'ultimo giorno del settimo anno, essi videro avvicinarsi un enorme uccello che, agitando le ali e gracchiando "cra-cra", "cra-cra", annunciò finalmente l'arrivo di Scirocco.

 

Ben presto egli apparve all'orizzonte; era sorridente, felice di rivedere la famiglia e la terra natale, dove lo attendevano fertili campi, prati, fiumi, laghi, verdi colline...

 

Ma proprio in quel momento un mago malvagio lo fermò, lo catturò, lo trascinò via rinchiudendolo in una prigione sconosciuta.

Catturando e imprigionando Scirocco, quel mago pensava di sottomettere più facilmente suo figlio Velebit, successivamente, rapire senza alcuna difficoltà la bellissima Adria dagli occhi azzurri, della quale si era innamorato.

 

Per alcuni tristi e interminabili giorni, sull'Illiria regnò un profondo silenzio. Sembrava che con la scomparsa di Scirocco fosse sparito anche ogni suono, che fosse rimasto il vuoto. Nelle persone che fino a qualche giorno prima erano state felici e allegre, si annidò la paura.

 

Una notte, all'improvviso, durante una nera tempesta, il mago malvagio si gettò come un falco sulla fertile regione, spargendo il terrore. Per sfuggire alla cattura ed alla schiavitù, il giovane Velebit pregò gli dei di trasformarlo in sasso. Il suo desiderio fu immediatamente appagato: fu trasformato in quella grande e lunga montagna che incombe sulla Dalmazia settentrionale: la catena del Velebit.

 

Adria a sua volta si mutò nel Mar Adriatico.

 

Dalla montagna, trasformatasi in vento impetuoso, Bora prese a soffiare sul mare per scacciare gli spiriti del male e proteggere Adria dalle mire malvage del mago.

 

Anche Scirocco riuscì a trasformarsi evadendo così dalle prigione e, soffiando dal mare verso la terraferma, impegnò battaglia contro il mago finché non riuscì a sconfiggerlo. Il Mar Adriatico tornò a sorridere, la costa rifiorì, le sue popolazioni tornarono ad essere felici.

webmaster Marco Giorgini