EDITRICE SANTI QUARANTA

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Fiabe e leggende della Livenza
(Luigina Battistutta)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

   La Livenza nasce alla santissima nel territorio di Polcenigo, in un luogo caro ai padri eremiti che dedicarono una chiesa rara e bellissima alla Santissima Trinità. Le acque sorgive sgorgano alle falde del consiglio e del Cavallo, e subito divengono un fiume, il grande Fiume.

   Luigina Battistutta, con trepidazione e brio, e una lingua esperta e delicata, accompagna la lunga corsa della Livenza dalla Pedemontana friulana all’Adriatico di Carole registrando, in una sorta di mappa aperta e cristallina, le voci e le storie delle creature meravigliose che incontra: anguane e fate d’acqua, folletti e gnomi, pesaroi, pendolini innamorati e spinarelli danzanti… l’Autrice possiede il senso lieve e premuroso della storia che dà un fondamento realistico al suo splendido viaggio d’acqua: ci sono nel suo repertorio le nubi che si dissolvono a sera, ma anche la vita vera degli uomini, i luoghi, il sentimento religioso delle antiche apparizioni come nel caso della Madonna di Motta di Livenza. Accoglie con dolcezza l’idillio e il fioretto, segnala storie di Dogi e di Turchi, e quella moraleggiante della democrazia delle rane.

   Luigina Battistutta, in queste affascinanti Fiabe e leggende della Livenza, con bravura limpida e fresca, trasmette al lettore l’idea che la vita (anche quella del grande Fiume dal colore verde scuro) è sospesa tra sogno e realtà, tra incanto e storia dolente.


Prima pagina 

 

Festina lente

 

   

           Con la schiena contro il parapetto del ponte di legno, di fianco la chiesa della Santissima Trinità, mi godo il primo sole della bella stagione e ascolto la voce dell’acqua, che a monte filtra in superficie tra le rocce. Scendendo placidamente a valle, rui, torrenti e fiumiciattoli ingrossano il corso, fino a farne un largo fiume navigabile. Ma già qui, appena nata, la Livenza ha il colore verdeazzurro delle chiome primaverili dei salici, stemperate nella tinta bianca dalle nuvole.

            Dove l’acqua si fa profonda e rapida – che a osservarla mette quasi spavento – l’ingenuo colore da acquamarina diventa più cupo. Chiudo gli occhi e mi lascio cullare dalla sua voce antica, che racconta storie la cui memoria è affidata ormai solo al suo mormorio sommesso.

            Fin dalle epoche più remote, la generosità di queste acque ha chiamato gli uomini accanto a sé: poco lontano dalle sorgenti si possono ancora vedere i resti di palafitte preistoriche.

            Ai tempi dei Romani il Fiume incrociava strade importanti, percorse da eserciti in marcia verso i confini dell’impero, da carovane di mercanti, da carri colmi di grano o carichi di botti di vino in pericoloso equilibrio, da cavalieri e pellegrini. Le fertili terre erano state disboscate e centuriate, divise in ordinati appezzamenti e coltivate intensivamente. Ma ecco che, alzando la voce in un impeto fatto di gorgoglii e di singhiozzi, la Livenza racconta le invasioni degli Unni e degli Ungari, che scorrazzarono per la pianura durante secoli, a ondate, saccheggiando e distruggendo.

(…)


Rassegna Stampa

Luigina Battistutta, fiabe e invasioni del Nordest ("Avvenire", 14 gennaio 2006)

Immagini di tempi andati riflesse nello specchio dell'infanzia ("L'Osservatore Romano", 5 marzo 2006)


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