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Con i Cavalli in Moravia
(Ludvìk
Vaculìk)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Vanno i cavalli e le cavalle attraverso il dolce e
ondulato paesaggio della Moravia, superando campagne, borghi e cittadine per
raggiungere il Monte del Bisnonno. C’è il gruppo dei carrettieri che avanza su
strade normali, anche se discoste rispetto il grande traffico, e il gruppo dei
cavalieri condotti da Josef (preside di un istituto agrario) che battono i campi
e le colline al di fuori della rete viaria. Si trovano a sera e sperano (invano)
di mantenersi proiettando in locali di fortuna, alla gente del posto,
documentari e film sui cavalli.
Con i Cavalli in Moravia è un romanzo che si fonda
sull’idea sapienzale che privilegia il “tempo della velocità del cavallo”.
Ludvìk Vaculìk narra e riflette con acutezza filosofica, rapportando il presente
a un passato fascinoso e truce ricavato dai libri neri che parlano di delitti
atroci e di punizioni altrettanto terribili. Secondo l’autore l’uomo moderno, se
non ha naturalezza e semplicità, sperimenta una condizione disumana e
artificiosa; esiste nel cuore della persona una “velocità” interiore, “una
velocità dell’anima” che non può essere stravolta.
Poi la storia travalica, oltre le colline, i villaggi, la
terra morava, e mette al centro la donna, una donna misteriosa e simbolica,
intrigante, soave e maliziosa: il viaggio si fa alto, rarefatto, e incanta il
lettore. E’ un viaggio concreto, realmente avvenuto, che si sviluppa però in un
territorio tra il visibile e il surreale, in una geografia enigmatica, onirica e
fantasiosa.
Ludvìk Vaculìk esprime, con indubbio fascino, la
“lentezza”, la malinconia e la malia della sensibilità mitteleuropea del popolo
ceco.
Prima pagina
1969
Il pomeriggio del 4
agosto di un piovoso 1966 smise un attimo di piovere. Io e Josef ne
approfittammo per metterci rapidamente in cammino. Il viaggio sarebbe dovuto
durare due settimane. Josef montava una magra ed alta giumenta bianca; con lui
cinque ragazze in sella a dei sauri. Loro attraverso i campi, io, con un carro,
sulle strade. Accanto a me, a casetta, sedeva un giovane dagli occhi grigi e con
capelli quasi gialli che gli scendevano sulle orecchie e poi sul collo di una
camicia di flanella ormai sbiadita. Indossava un berretto schiacciato simile al
mio e teneva le redini con le mani appoggiate alle ginocchia raccolte. Dietro,
sul carro, se ne stavano altri due, un ragazzo e una ragazza che oggi erano di
turno per i vari servizi. Seduti sul sacco d’avena, dondolavano le gambe sospese
sulla strada e parlavano fra loro. Su di noi si inarca un tendone, macchiato,
rattoppato e bucato, ma solo leggermente.
I cavalli che tiravano
dolcemente il carro battevano la strada azzurrognola con i colpi precisi e
risonanti dei loro ferri nuovi. Lungo la via ronzavano i pali del telegrafo.
Nella nostra corsa li passavamo, uno dopo l’altro, quasi accordandoci al loro
ritmo e, man mano, stormi di rondini si staccavano dai fili scuotendo a terra
residui d’acqua di una pioggia recente. Nella landa, a perdita d’occhio, non
c’era nessuno.
Una cosa tanto
semplice, eppure così difficile da realizzare. Sin da piccolo avevo desiderato
fare un viaggio così; e andare avanti, davvero avanti, per un tempo
incommensurabile, con gli zoccoli dei cavalli a far scorrere le colline...
Quelli a cavallo,
giunti ai margini di un campo falciato, incominciarono a salire su un’altura
sfiorata da basse nuvole vaporose. Li guardavo da una distanza di circa mezzo
chilometro, e non
(...)
Rassegna Stampa
Un viaggio a cavallo
sotto i cielii della Moravia ("L'Osservatore romano", 9 marzo 2005)
Con i cavalli nelle
pianure moldave alla scoperta di un mondo dimenticato ("Il Nostro Tempo", 13
marzo 2995)
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