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"Il Nostro Tempo" , 13
marzo 2005
RACCONTO. Lo smagliante
romanzo dello scrittore ceco Ludvik Vaculik
Con i cavalli nelle pianure
moldave alla scoperta di un mondo dimenticato
di Luca Desiato
Il
FASCINO della natura,
del viaggio, tra scenari europei desueti, la simbiosi dell'uomo
con l'animale per eccellenza
delle pianure, il cavallo: il romanzo
dello scrittore ceco Ludvik Vaculìk,
«Con i cavalli in Moravia»
proposto in bella edizione
dalle edizioni Santi Quaranta
è tutto questo e molto altro ancora, con l'aggiunta di una scrittura
smagliante ed evocativa.
Vaculìk è uno scrittore
famoso in patria, e al tempo
del regime comunista
ha fatto
parte della nomenklatura. Sorte di molti
intellettuali cechi all'epoca, dopo
essere stato cacciato come dissidente
nei primi anni Settanta, è stato
uno degli estensori della
«Charta 77», il manifesto
che diede avvio alla «rivoluzione
di velluto».
Ultimi anni del comunismo
in Cecoslovacchia, il
romanzo narra di un lungo
viaggio di vacanza esplorazione,
di diporto e transumanza
equina di una comitiva di cui fanno parte
l'io narrante, giornalista e intellettuale
praghese, il suo amico Josef, ruvido
e lunatico, preside di una scuola agraria, e
diversi studenti. Un viaggio per le pianure moldave con senso dell'avventura e suggestioni da epopea
western, verso la mitica montagna del
Praded, nume tutelare al confine con
la Polonia. Una storia
d'iniziazione al respiro della
natura e di amicizie incrociate,
secondo ritmi desueti, sicché la nostalgia di
un mondo perduto è tutt'uno con la verità del
racconto: «Con il venir meno
del tempo dei cavalli il fluire di questo mondo è
diventato incomprensibile».
Varie le disavventure
della carovana in viaggio
per lande, foreste, campi
di fango,
paesi, osterie e masserie, castelli e fienili, fiumi e pantani, alternando
discussioni e impressioni, tra piogge,
furti, litigi con gli abitanti, curiosità
e dinieghi, suggestioni di contrade
della Boemia, a suo tempo roccaforti
di eretici hussiti, luoghi di antiche battaglie, stragi,
roghi, feroci oppugnazioni religiose, patiboli,
caccia alle streghe. Si trova anche il tempo
di organizzare proiezioni di documentari
ippici in scalcinate sale di
cooperative e di aziende agricole,
quando l'indolenza di una società
totalitaria si rivela in tutto il suo
squallore.
Ma c'è anche tempo per
ottenere momentaneo sfogo
sentimentale ed erotico con donne misteriose proprietarie
di gatti stregoneschi. E ancora, incontri,
sotterfugi, generosità e piccinerie, mangiate e sbornie, dissertazioni filosofiche
spicciole, desideri sensuali, traversate
di campi di avena, di boschi
di abeti e betulle, sapori e odori, sensazioni,
sogni, reminiscenze, questo e molto
altro in una
storia piena di storie, nel
caleidoscopio di un viaggio
pieno delle piccole magie
che dalla terra morava esalano
da tempo immemorabile.
Arriveranno
alla fine i nostri alle pendici del monte
Praded. La montagna mitica li attende, forse
per dare loro un risposta da oracolo. Ma la carovana
non salirà mai sulla montagna. Non è stata
importante la meta quanto, alla
maniera dei viaggi incantati di
Chatwin in Patagonia, il viaggio incantato
per raggiungerla.
Scritto negli
anni del tramonto dei regimi comunisti nell'Europa dell'est
e rivisto negli anni recenti della
Cecoslovacchia libera, il romanzo ci
parla di atmosfere ottuse e intimidazioni burocratiche,
quando il futuro per quella gente era
stagnante e senza sbocchi. Ecco allora una geniale forma di
evasione al grigiore, quasi
una resistenza mentale e
creativa: viaggiare, aderire ai ritmi
della natura, quasi una trasmigrazione a
cavallo verso una montagna sacra, traversando
contrade gravide di storia e
leggenda.
Questo nucleo è senz'altro
il midollo fascinoso del
romanzo (e l'eccessiva lentezza
del racconto, come il
dipanarsi del tempo di un
mondo altro, per certi versi
disturba e per altri attira). Romanzo ecologico,
storico, ideologico questo di Vaculìk
dove la natura avvolge e il respiro
del passato trasporta voci di un
mondo in parte scomparso e in parte in
via di estinzione in regioni che stanno
entrando nel ritmo frenetico di un mondo globalizzato.
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