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"L'Osservatore romano"" ,
9 marzo 2005
Un viaggio a cavallo sotto i
cieli della Moravia
di Claudio Toscani
Un paio di settimane al ritmo sussultorio e irregolare d’un
carro tirato da una coppia di cavalli, tra Cecoslovacchia e Polonia, non
sembrerebbe tema da romanzo. E invece lo è per una penna sensibile e
intelligente d’uno scrittore dell’Est, contemporaneo, che lo ha pubblicato
appena tre anni fa. Un percorso geografico, come si evince dal titolo, che si
sviluppa subito come contrapposizione filosofica e morale tra una dimensione
temporale che al passo del cavallo misurava passato e presente e il nostro tempo
attuale che non ha più misure né per il suo presente né per il suo futuro: un
diverso, anzi, inverso modo di vivere, pensare, comunicare. E di amare, anche,
se è vero che, al centro del cammino, l’autore mette una donna misteriosa e
simbolica, intrigante e soave, che dà il via a un inatteso itinerario affettivo.
Ma non è il caso di sintetizzare tempi o fatti, spostamenti o progressioni di
trama si tratta d’un viaggio, lungo, lento lineare, attraverso cieli e territori
diversi, genti e città sconosciute, tra mille disagi e disguidi, imprevisti e
sprovvedutezze, sviste, crisi e ritardi. Al calmo incedere degli animali, al
loro antico zoccolìo che è partitura stessa di questo “battere” e “levare”
narrativo, s’accompagnano intermittenti scansioni di naturalismo paesaggistico
dagli struggenti colori, nonché recuperi di storia patria di vivace memoria
singola e collettiva. Un altro mondo per chi volesse tirare il fiato
dall’attuale coazione alla velocità e alla sbadatezza, dall’incalzante
disumanità dei comandi al “presto”, se non al “subito”. Ciò che ha già fin
troppo intaccato il sottile intreccio di anima a natura, di naturalezza e
semplicità, di velocità meccanica e prontezza dello spirito. |