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" La
Prealpina" di Varese, 18 novembre 1995
I centosessanta giurati hanno emesso il verdetto: la palma va a "La grande e la piccola guerra" di Elio Gioanola
Ha vinto la "memoria storica"
I due conflitti mondiali visti e raccontati da gente comune – Gli altri finalisti erano "Ritratti di signora" di Elisabetta Rasy e "Paura del cielo" di Fleur Jaeggy
Di
Antonella Visconti
Ha vinto la memoria. E, finalmente, un piccolo editore. I centosessanta giurati che nei mesi estivi hanno letto e votato i tre finalisti della settima edizione del Premio Chiara hanno dato la palma a "La grande e la piccola guerra" di Elio Gioanola, italianista illustre al suo esordio narrativo con l’Editrice Santi Quaranta, preferendolo – di poco – ai "Ritratti di signora" di Elisabetta Rasy (Rizzoli) e – di un bel po’ – alla "Paura del cielo" di Fleur Jaeggy (Adelphi). A conclusione della prima fase della manifestazione, lo scorso giugno, i tre libri erano stati scelti tra un’ottantina di titolo in gara dalla giuria letteraria di Chiara, composta da Giovanni Mariotti (presidente), Guido Almansi, Paolo di Stefano, Paola Capriolo, Marta Morazzoni e Sebastano Vassalli. Erano poi passati tra le mani dei "giudici popolari" estratti tra i moltissimi che avevano compilato il tagliando del Comune per dire la loro da lettori non professionisti. E che hanno dimostrato di amare le storie "vere" più delle invenzioni della "fiction": il libro di Gioanola è infatti, per la prima parte, il racconto del racconto, fatto da un vecchio soldato-contadino, della prima guerra mondiale vista "dal basso" e, per la seconda, la memoria personale di un’infanzia vissuta ai margini di un altro conflitto mondiale.
I "Ritratti" della Rasy si basano invece su documenti originali per raccontare la storia vera di tre vocazioni letterarie femminili nell’ultimo scorcio dell’Ottocento e far rivivere, così, gli anni di apprendistato di Grazia Deledda, Ada Negri e Matilde Serao. Il libro della Jeaggy era, nel terzetto prescelto dalla giuria letteraria, il solo di narrativa "pura", senza intenzioni documentarie, senza altro scopo che il raccontare: ma erano sette storie cupe e rarefatte, scritte con un linguaggio "alto" e orgoglioso che, forse, fa più fatica a toccare il cuore di chi legge, a differenza del vivace italo-piemontese con cui gioca Gioanola e dell’appassionato tono da sorella solidale messo in scena dalla Rasy. "Sono molto felice – spiega Gioanola, che ha appena pubblicato un saggio su Leopardi e la malinconia – perché sono stato amico di Piero Chiara e so quanto fosse grande la sua capacità di raccontare, sia per iscritto che oralmente. Per questo mi fa molto piacere ricevere un premio che porta il suo nome. Ma sono anche un po’ stupito, perché non sono un narratore professionista, io di mestiere faccio il critico letterario, ed ero in gara con due validissime narratrici. Ho tentato questa avventura più come una testimonianza di umanità che come una prova di scrittura, le prove di scrittura si fanno da giovani… Evidentemente quella quota di umanità che ho messo nel mio libro è stata avvertita. E mi pare importante l’ambientazione nel mondo contadino che non esiste più ma è un mondo di alta civiltà, e può ancora fungere da modello per un tipo di convivenza veramente civile, non devastata da questo tritume culturale generico che ci propinano i mass-media". E’ importante anche il fatto che il libro vincitore venga dai tipi di un piccolo editore come Santi Quaranta… "Certo, e questo fa onore al Premio Chiara, vuol dire che c’è un clima di giudizio sereno, non condizionato dal nome e dal potere degli editori in gara. E’ una condizione rara nel mondo dei premi letterari italiani…". Il superpremio di sei milioni – oltre ai cinque già incassati a giugno da tutti e tre i finalisti – consegnato ieri durante il Galà benefico al Castello di Masnago chiude una edizione del Chiara dal profilo multimediale (ha coinvolto, oltre alla letteratura, anche la musica, il teatro, l’illustrazione e il fumetto) e frontaliero (con una forte presenza ticinese in giuria e tra gli sponsor e un buon numero di appuntamenti "spostati" a Lugano). Un’edizione caratterizzata anche da una considerazione allargata di tutte le "età" della letteratura e della scrittura: ai lettori debuttanti, i bambini delle scuole materne ed elementari, gli organizzatori dell’assessorato alla Cultura hanno voluto dedicare una serie di iniziative di approccio giocoso con l’oggetto-libro. I ragazzi delle scuole superiori hanno avuto, come è ormai tradizione, un loro Premio, quest’anno purtroppo oscurato da un brutto caso di plagio rimasto "impunito". La compagine eterogenea della giuria popolare, infine, ha coinvolto le più diverse "fasce" di lettori. Da ricordare, infine, lo spazio dedicato alla lettura come patrimonio pubblico, con un convegno sulle biblioteche nelle città universitarie come è, ormai, anche Varese. E adesso, appuntamento all’anno prossimo.
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