EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il Gazzettino", Domenica 13 luglio 1997 – Terza pagina –

L’INTERVISTA. Ferruccio Mazzariol, titolare della casa trevigiana Santi Quaranta, si batte da anni per una cultura del libro che riassuma qualità, inventiva, finezza.

Editore: irresistibile tentazione

Treviso – di G.A. Cibotto

"Rassa Piave", diceva Gipo Viani nel parlare dei conterranei, che a suo avviso erano fatti di una pasta diversa dagli altri veneti. Tu mi sembri un esemplare che sarebbe piaciuto giusto a Viani, per attivismo scatenato, forza dialettica, entusiasmo. Vuoi raccontarmi qualcosa della tua vita a Ponte di Piave e dopo lo sbarco a Treviso?

"La terra della rassa Piave, che sta tra la Piave e la Livenza, è una terra ancestrale e ancora ruspia che dà tenacia, solidità e grinta. I furlani ci chiamano con l’epiteto un po’ spregiativo di pivot: siamo cioè né propriamente friulani né propriamente veneti, in altre parole, mescoliamo le caratteristiche degli uni e degli altri. Sono nato nel 1939; ho avuto la fortuna di vivere con un padre gentiluomo e mite che faceva el casoìn e che aveva un cassone pieno di libri rosicchiati dai topi. A Ponte di Piave, poco più che ragazzo, potevo accedere all’immensa biblioteca dello Scolastico Filosofico dei padri Giuseppini; ho letto tanto; non come topo di biblioteca, ma in mezzo alla campagna o sulle rive del fossato Grassaga. Sono sbarcato a Treviso alla fine del 1969 con la famiglia. Nel capoluogo della Marca, prima di fare l’editore, mi sono mantenuto insegnando, collaborando a importanti quotidiani come L’Osservatore Romano e La Stampa, traducendo dal francese e dallo spagnolo. Poi, gradatamente, ho pubblicato i miei libri, dal primo di poesia da Rebellato, intitolato Passare adagio a Il duca Ambrosio, un po’ matto e donchisciottesco, forse il mio più bello, a Il paese dei gelsi, tra poco in quinta edizione, una sorta di affresco delle radici ritrovate e possedute con serenità e gioia".

Altro particolare che vorrei conoscere: come hai affrontato la tentazione quasi irresistibile di fare l’editore senza avere un soldo in tasca (sono parole tue)?

"Non è stata una tentazione o una follia. La tentazione irresistibile di fare l’editore è maturata poco a poco. Per mantenermi mi è toccato vendere, non solo i miei primi libri editi dalla Forum di Forlì, ma ho dovuto combinare (con successo) la maestosa operazione di svendita della reggiana e bellissima Città Armoniosa. Allora mi sono chiesto: ma perché devo vendere i libri pubblicati dagli altri, perché non provo a vendere i libri che piacciono a me? E così è nata, nel 1989, la Santi Quaranta che prende il nome da una magnifica porta di Treviso del ‘500; sai, i quaranta santi martiri del Sebaste non bruciarono l’incenso all’imperatore…".

La storia della "Santi Quaranta" sta rappresentando un caso sui generis, perché pubblica in modo coraggioso, nel rispetto del pluralismo, testi che si battono per la causa ormai disertata della linea cristiana. Vuoi dirmi qualcosa in proposito?

"La Santi Quaranta è un’editrice pluralista, caratterizzata dalla creatività sia nei libri d’invenzione che di saggistica. I titoli a mio avviso più validi e significativi sono La presenza donata e Per l’acqua e per il fuoco, due diari spirituali di don Divo Barsotti che so esserti piaciuti per la loro originalità interiore e per la loro cifra stilistica adamantina; il geniale e fantasioso La danza del filosofo di Fortunato Pasqualino (premio Isola d’Elba – Brignetti 1993); La luce di Giobbe di Paolo Pifano, importante saggio sui rapporti tra teologia e letteratura; il romanzo Le chiavi nascoste di Bruno Sacchini, che ha protagonista un intrigante vescovo romagnolo. Purtroppo, il mondo cattolico veneto è rimasto totalmente sordo a queste proposte di lettura (sia in alto che alla base, tolta la significativa eccezione di Pietro Nonis)".

Risponde a verità, come dicono i tuoi amici-nemici, che la forza della "Santi Quaranta" è rappresentata dal libraio Ferruccio Mazzariol che riesce a vendere pure ai ciechi, come è accaduto al Salone di Torino?

"Penso che il successo (del resto minimo) della Santi Quaranta stia soprattutto nella qualità culturale e inventiva e nella finezza grafica dei suoi volumi; ci sarà anche il carisma del libraio Ferruccio Mazzariol, ma si tratta di un elemento del tutto secondario. E’ vero: ho venduto al recente Salone di Torino ben dieci libri a un cieco totale di grande cultura e sensibilità che abita in provincia di Cuneo, ma il merito è tutto suo, non mio".

Mentre tutti ormai proclamano che la sorte del libro è segnata, tu continui ad affermare il contrario, cioè che il libro ha davanti un meraviglioso avvenire, continuando a pubblicare nuovi titoli. Mi sai spiegare?

"A dire il vero la Santi Quaranta pubblica pochi titoli all’anno, non facendo pagare una lira neanche agli autori esordienti, anzi pagando i diritto d’autore, ciò che costituisce una matta rarità tra gli editori italiani (e non solo piccoli). Il libro vero, creativo. Che attraversa la realtà in un modo diverso (originale, con un proprio codice linguistico) rispetto a tutte le altre ricognizioni, non può che avere un futuro meraviglioso (e ciò è dimostrato da editrici piccole, di altissima qualità, come la Iperborea e la E/O). Il problema è che una piccolissima editrice come la Santi Quaranta non ha i mezzi per raggiungere se non una minima parte dei lettori forti e splendidi che pure esistono".

Che ne pensi della terra e gente venete e della loro attenzione (odierna, sia chiaro) alla cultura? E che ne pensi delle biblioteche e librerie che vanno un po’ alla volta sparendo dai nostri paesi?

"La cultura veneta di fondo è stata sapienziale, comunitaria, segnata dall’oralità (parlo di cultura nel senso di civiltà anche esistenziale); bisognerebbe saperla convertire adeguatamente e originalmente secondo proposte in sintonia con la sensibilità contemporanea, senza scadere in operazioni folcloristiche di nessuno spessore. Il problema comunque è enorme. Mi limito a suggerire che le biblioteche del territorio dovrebbero stabilire un’autentica comunicazione con gli editori veneti di qualità (comunicazione che in pratica non esiste), dovrebbero farsi carico degli autori e dei testi di valore di matrice veneta (in realtà stenti a trovare nelle nostre biblioteche perfino scrittori veneti di grande prestigio). E’ necessario poi che la rete delle biblioteche venete sia veramente informatizzata, come è avvenuto nel Trentino – all’avanguardia nel campo bibliotecario. Il vero bibliotecario non deve acquistare – come spesso capita di sentire – soprattutto i best-seller italiani e stranieri: deve, invece, farsi parte attiva, suggerire, proporre i libri che fanno catalogo, libri-creatura che durano, libri di qualità di qualsiasi editrice siano.

"Le librerie scompaiono purtroppo dai nostri paesi, fagocitate dai grandi centri commerciali che vendono i libri-bestseller con sconti talvolta del 30 o 40 per cento: si tratta dei volumi consigliati in maniera ossessiva dai grossi mezzi di comunicazione, che poi sono quelli che permettono un incasso vitale. Aggiungi che ci sono i cosiddetti centri-appoggio alle biblioteche, che vendono anche ai privati con lo sconto del 25 per cento, pretendendo dagli editori lo sconto del 50. In Francia e in Spagna, i libri non possono essere venduti – pure nei centri commerciali – con uno sconto superiore al 5 per cento !".

webmaster Marco Giorgini