C’è il Tibet nel futuro di Santi Quaranta

Scrivono di noi · 2 giugno 1997

Ha scelto il nome di una delle porte di Treviso: Santi Quaranta. Ricorda i 40 martiri di Sebaste, in Turchia, che non bruciarono l’incenso all’Imperatore. Piccola, coraggiosa ma misurata, l’Editrice Santi Quaranta è stata fondata nel 1989 da Ferruccio Mazzariol, trevisano di Ponte di Piave, 58 anni, “studente discolo, ragioniere fallito” sorride, “ma poi laureato in Lettere a Trieste, pubblicista e scrittore”, aggiunge. Ha 29 titoli in catalogo; quattro Collane: “Il rosone” (testi creativi), “La scala di Giacobbe” (critica letteraria e saggistica), “Il fondaco” (testi divulgativi), “La Rotonda” (antropologia); pubblica cinque novità l’anno (tiratura 2.000 – 3.000 copie); fattura in media un centinaio di milioni.

È una realtà culturale del Nordest, sottolinea Mazzariol, che non disdegna di girare in macchina il Triveneto per presentare la sua produzione ai librai e agli edicolanti; e, fra gli altri, ha vinto il Premio Chiara 1995 con La grande e la piccola guerra, esordio narrativo di Elio Gioanola, studioso di Letteratura. “Nel Natale del ’93” ricorda, “La poltrona di midollino di Giuliana Gramigna, sulla Milano anni Trenta, oggi alla terza edizione, è stato il volume più venduto nelle librerie milanesi”.

Le prossime uscite sono quattro. In agosto: Campovento dell’esordiente Sonia Savioli, “un volume di memorie fervido e immaginoso”. In ottobre L’infanzia furlana di Elio Bartolini. In novembre: Racconti di Transilvania di Stefan Damian e Il giovane bek, racconti caucasici di Aleksandr Bestuzev, scrittore russo dell’epoca di Puskin. “Nel ’98 vorrei varare una collana indiano-tibetana, con il romanzo di un narratore indiano che Pier Giorgio Motta, ingegnere della Fiat in pensione, sta traducendo”, conclude Mazzariol, che fra gli autori della Santi Quaranta vuole citare (don) Divo Barsotti, Fortunato Pasqualino, Giorgio Bárberi Squarotti, il cubano Gustavo Eguren, Mykola Chvyl’ovyj (il maggiore scrittore ucraino degli anni Venti e Trenta, morto suicida), il macedone Boris Vishinski.

Luigi Vaccai

“Il Messaggero di Roma”, lunedì 2 giugno 1997

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