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"L’Osservatore Romano", Mercoledì 4 marzo 1998

Una fiaba contadina nella luce vibrante del Sud

di Angelo Mundala

Campovento segna l’esordio narrativo di una forte e originale narratrice che risponde al nome di Sonia Ravioli. La Ravioli vi distende le sue doti di grande affabulatrice, raccontandoci un microcosmo comunitario del Sud, e i sentimenti più elementari su cui vive e prospera, con grande naturalezza e perciò anche con grande efficacia. Così che, a poco a poco, le figure si accampano sullo sfondo, nitide e precise, e subito anche memorabili, come i personaggi di una fiaba contadina, nella luce vibrante del Sud d’Italia. Campovento è, presto, il luogo di una meravigliosa resistenza a certo falso progresso, a certa "civiltà del potere" che vorrebbe cancellarlo e asservirlo ai suoi arroganti progetti e le figure che vi si accampano costituiscono una comunità, presto, anzi, una "cooperativa" che contrappone al Potere "forze potenti come l’amicizia, la solidarietà, il coraggio, l’allegria, l’astuzia, il desiderio di sopravvivere". Ecco, soprattutto questo desiderio, questa necessità, contro tutto ciò che la minaccia e l’assedia sempre più da presso e con sempre maggiore arroganza. Campovento è, dunque, una storia di ultima Thule, il luogo dei sentimenti ancora genuini, degli ideali ancora alti e nobili, della vita sana all’aria aperta, dove tutto conserva ancora gli odori, i profumi, i sapori di un tempo, insomma "una grande isola nitida di verde e bianco e azzurro e oro, un gioiello prezioso…". Un libro insolito, questo della Ravioli, scritto con uno stile d’ora innanzi subito riconoscibile, semplice (ma con frequenti soprassalti lirici), paratattico, "orale", talvolta felicemente intriso della luce stessa del Meridione e della magia dei personaggi di un teatro popolare, ma anche uomini veri, vivi, mossi da un forte senso di comunanza e di difesa dei propri imprescindibili diritti, fino ad assumere, come, talvolta, la protagonista che li guida, una dimensione epica.

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