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"Italia Oggi" , Sabato 25 gennaio 1997
Il libro della settimana
I ricordi che ci accompagnano
Uno struggente diario dell’anima di Minnie Al zona
di Giuseppe Pederiali
Sulla copertina c’è un viso di donna dipinto da Virgilio Guidi. Le labbra, strette, rivelano malinconia e timori, in contrasto con i grandi occhi di adolescente curiosa della vita. Il quadro appartiene a Minnie Al zona che lo ha voluto nel suo libro Appunti per un addio (137 pagine, 20 mila lire) appena pubblicato dalla casa editrice Santi Quaranta (diretta da Ferruccio Mazzariol che ne ha fatto una delle realtà culturali più attive del Nordest). Scelta migliore non poteva fare: il libro, autobiografico, è una sorta di diario e di testamento, scritto senza disperazione, e senza la presunzione di fare il bilancio di una vita, bensì con la dolcezza e la trepidazione, nel ripercorrere certe tappe della vita, che assomigliano al candore di una adolescente che sogna.
Il libro è fatto di brani della lunghezza e della intensità dei ricordi che con prepotenza squarciano il presente, anche quando non si cercano o addirittura si rifiutano. I lettori di Minnie Al zona ritroveranno qui molti dei motivi autobiografici che diventarono libri famosi, come Coma vigile, e soprattutto troveranno l’autoritratto di una delle scrittrici italiane che meglio hanno saputo trasformare la vita privata in materia di romanzo. Inevitabile che questa capacità diventi un boomerang per l’autrice: la narrazione affidata alla carta consente una specie di autoanalisi e allontana la realtà, ma di contro impedisce l’oblio e le modifiche della memoria.
Soltanto una scrittrice abituata a elaborare di continuo il romanzo della propria vita, mantenendosi lontana dalle piccole cose del mondo editoriale, poteva avere il coraggio di preparare un congedo tanto lucido, struggente e coinvolgente. In Appunti per un addio, Minnie Al zona intavola con la morte un dialogo sincero: non finge di non aver paura di lei e non tenta di nascondersi dietro le parole; semmai usa l’emozione dell’attesa per ritrovare le meraviglie e i dolori di tutta un’esistenza.
Notevoli sono le pagine che Minnie Al zona, con sensibilità femminile, dedica al tramonto:
"… Inoltre mi preparavo ad invecchiare con qualche malinconia e molte illusioni. La mia lotta con il tempo era cominciata da un bel po’ ma confidavo che una grande costanza e una forte dose di volontà potessero avere ragione di ogni sua offesa. Allora ero persuasa che non mi sarei mai ritrovata un volto come quello che mi restituisce il cristallo dello scrittoio mentre sto vergando queste pagine. Allora ignoravo che nessun accorgimento può arginare un crollo che avviene dall’interno e che la freschezza esteriore, per quanto prolungata con qualche accorgimento, non può integrare le insufficienza del cuore. Chi ha detto che il cuore non invecchia? Invecchia eccome…".
Molti dei brani sono veri e propri racconti, indirettamente legati al tema dell’ "addio". Originale "Lettere di credito", una denuncia della criminale stupidità della guerra che coinvolge anche chi crede di esserne fuori. Ma il più bello è sicuramente "Camere separate" in cui l’autrice rivisita la lunga vita coniugale semplicemente raccontando la maniera di occupare il letto, da quando "mi addormentavo nel cavo del tuo braccio", fino al giorno in cui, "di comune accordo, stabilimmo di separare le camere". Nessun vero litigio, nessun problema di convivenza li divide: solo il logorio degli anni e un egoistico concetto del privato. Eppure, nonostante la consapevolezza, è impossibile tornare indietro: "… Non più moglie, certo un poco madre – vedi come si capovolgono le cose – e sempre ancora tanto amica. Impaziente di colmare quelle interminabili, troppo agevoli e così squallide notti a cui, di comune intesa, ci eravamo condannati…".
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