La prima volta accadde quasi a mia insaputa. Me ne resi conto a fatto compiuto. Eppure erano mesi che tentavo di trattenere un sogno e cercavo, nel destarmi, di essere rivisitata. Ma non c’era verso. Aprivo gli occhi rapita dalle sorprendenti vicende vissute nel sonno e il sogno in un baleno dileguava.
Quel mattino dovevo proprio trovarmi in uno stato di grazia. Certo mancava solo un mese alla mia prima Comunione e, vuoi per la grande attesa di quell’evento, i sogni avevano preso tutti una strana piega. Erano per lo più sogni di carattere angelico, di piccole vittorie sul male. Vi si incontravano presenze celesti e i rari spiriti maligni che mi capitava di scorgere non incutevano paura tanta era profonda in me la convinzione di poterli vincere.
Attraversavo lande sconfinate, sedevo sotto querce che proiettavano un’ombra soave, il cielo stava su di me privo di nubi, giungeva da lontananze estreme un canto dolcissimo.
Mi sentivo soprattutto molto appagata, come dire? non desideravo altro che conservare questo stato di beatitudine.
Un mattino, però feci un sogno diverso. Sognai di trovarmi nella cappella del mio Istituto scolastico nell’istante in cui stavo per comunicarmi. E ne fui tanto abbagliata che nel destarmi assieme all’ostia benedetta mi parve di avere inghiottito anche il sogno. Grande fu il mio turbamento ma ancora più grande la gioia nell’accorgermi che il sogno, questa volta, non era svanito.
Avevo saputo trattenerlo in me stessa ed ora seguitava a palpitarmi dentro.
Quel mattino non feci colazione. Come avrei potuto? Ero sazia e mi comportavo con cautela nel timore di compiere qualche gesto che potesse sottrarmi a quell’incanto. A scuola per tutto il tempo delle lezioni rimasi taciturna, disattenta. A casa fui scontrosa, me ne stavo in disparte covando il mio segreto pronta a replicare irritata a chiunque osasse sottrarmi a quei pensieri.
(…)