EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il Gazzettino", 26 ottobre 2000

 

SOTTO MENTITE SPOGLIE. Il bellissimo dittico "Andar per uccelli" occulta l’ars amatoria sotto il velo dell’aucupio

GIACOMINI. Trattato sulla seduzione

Dal modello dello sprecavita a una dialettica complicità con l’Ovidio anticonvenzionale

di Giulia Calligaro

Un vero trattato sulla seduzione il bellissimo Andar per uccelli di Amedeo Giacobini, ripubblicato ora da Santi Quaranta, in "dittico", ovvero raccogliendo i precedenti L’arte di andar per uccelli con vischio (Scheiwiller, 1969) e L’arte di andar per uccelli con rete (1990). E anzi, quanto più si distanzia dal tempo in cui fu pensato e scritto, tanto più guadagna in forza letteraria proprio per l’allontanamento di quella "realtà antropologica – come scrive Gian Mario Villalta nella nota al testo – e ancor prima biologica e alimentare" di cui si tratta e che contiene pur sempre una singolare biografia delle radici dell’autore.

Tra le novità della riedizione c’è la tria di citazioni in epigrafe. La prima tratta la dotta Arcadia di Sannazzaro che, per quanto assecondi proprio la materia dell’uccellagione, fa inevitabilmente anche un occhiolino alla buona dose di consapevolezza letteraria che guida la penna del poeta di Varmo, richiamando direttamente la scena finale del testo in cui l’autore, diversamente dal primo trattato, si annuncia dietro a un tavolino a scrivere memorie, o meglio cianfrogne, di un’epoca ormai remota, e non tra frasche ("E dove sono più le frasche?" dirà) a mettere in pratica i sottili segreti dell’arte appena divulgata. La seconda è tratta dal leopardiano Elogio degli uccelli e recita così: "Sono gli uccelli,, naturalmente, le più liete creature del mondo". La parvenza è quella che voglia fare da viatico ad un mondo parallelo, in cui ogni cosa è se stessa e anche altro, come poi accade tradizionalmente anche in ogni arcadia pastorale. Infine l’aggancio al realismo è dato dal proverbio friulano O ce vitis a spelà vuitis.

Tutti questi ingredienti sono diverse chiavi di lettura offerte per entrare a vari livelli nel doppio "trattatelo", come lo definisce l’autore. E sempre a sceglierne una sola si sbaglierebbe e si assaggerebbe soltanto parte del grande banchetto giacominiano, come successe agli ecologisti che nel ’69 si sollevarono in sommossa contro una supposta apologia del bracconiere, non capendo tutto il resto.

In sintesi si potrebbe dire, infatti, che Giacobini compie nella prosa la stessa operazione che farà poi nella poesia dialettale: s’immerge completamente nel mondo friulano piuttosto per prenderne le distanze che per cedere ad un qualunque idillismo nostalgico, puntando il dito nelle macchie che il buon friulano vorrebbe cancellare, per fare vanto e urlo di una realtà sopita anche dal mito pasoliniano del buon selvaggio locale. E se il bintar – lo sprecavita – è il suo tipo friulano, l’arte dell’aucupio è un’altra verità di quel mondo, trattata con mano raffinatissima per innalzare al quadrato la provocazione. Ma non si dimentichi mai che qui contemporaneamente è tutto falso e tutto vero: i saperi, analitici, precisissimi, provengono dall’esperienza personale di Amedeo Giacobini, come personalissima è l’esperienza che l’autore fa del mondo friulano e che sbatte poi in faccia a quello stesso mondo in forma letteratissima e divertita.

Le fonti che potremmo rinvenire guardano indietro alla grande tradizione italiana, di cui assume anche lessico e sintassi, ottenendo un ulteriore effetto di distanziamento e quasi di posa estetica. I nomi da snocciolare sarebbero moltissimi, a partire dal modello primario delle cantanti alla moda del compositore settecentesco veneziano Benedetto Marcello. Il gioco poi riprende da quell’ars venatoria scritta ancora dal sovrano svevo Federico II, nella corte siciliana dove nacque la prima poetica volgare italiana. E dal Duecento – ma la cosa è ancora più antica – si porta anche dietro l’allegorismo che legge negli animali caratteristiche umane: nell’Andar per uccelli ad ogni alato si fanno corrispondere un carattere e una personalità, spesso – e si badi bene – una personalità femminea. Una seconda tappa va fatta nel rinato genere trattatistico rinascimentale, e in particolare nello stile dilemmatico di Machiavelli. Anche l’arte dell’aucupio (e ricordiamo che Machiavelli sulla stessa scia del Principe aveva anche scritto L’arte della guerra) come la strategia che deve tenere il principe, si basa sulla natura preconosciuta delle proprie prede, e da qui deriva un pragmatismo che precede il moralismo, insomma il classico fine che giustifica i mezzi. Ma la citazione dell’autore del Principe entra anche più nel dettaglio, a partire dalla divisione del trattatelo in capitoletti riassunti in un titolo sempre in forma di relativa (ad esempio il primo "Comincia il trattatelo chiamato l’arte di andar per uccelli con vischio nel quale si contengono molte notizie del migliore dei mondi che l’autore abbia conosciuto nella vita sua"), come avveniva nel Principe, nonché dalla sintassi articolata tutta in premesse e conseguenze (se si fa questo segue necessariamente questo: "Se l’uccellatore si sarà attenuto a questa regola non avrà che da aspettare", dove il futuro ha funzione prescrittivi).

Ma la parola bella, l’amore per il dettaglio, la poesia, infine, che continuamente si annida tra le righe scientifiche (sempre nel senso rinascimentale e machiavellico) dell’arte giacominiana concede anche un avvicinamento con il trattato barocco (si pensi ad esempio alla prosa di Daniello Batoli) fino all’apice dell’esemplare digressione sul canto dell’usignolo nell’Adone di Marino, tutto articolato sulla dilatazione analogica, come accade talvolta nel testo di Giacobini i virtuosi incipit di capitolo (si veda il caso della parussa gestito sull’iterazione a tre tempi di verbi e aggettivi), anche se va ben distinta la prosa funzionale del nostro poeta da quella fatta dei mirabilia dei barocchi. Innegabile è ancora una parentela pariniana, sia per l’aspetto didascalico che per il ricorso frequente a perifrasi come avveniva nell’ancora togatissimo Settecento (un caso su tutti sono le giacominiane "artritiche muffe"). A tutto ciò si aggiungano inoltre varie citazioni griffate che speziano qua e là il testo.

Piluccando, queste sono alcune delle scelte lessicali che si trovano nel Nostro a testimonianza del suo volgersi al versante letterario: verzura, guatare e addirittura graveolente, solingo, noiare; talvolta anche con la complicità sintattica dell’aggettivo (e che aggettivo!) anteposto al nome: frettoloso passo, insettesca puntura. Fanno da contrappeso ma soltanto in parte (anche qui c’è verità e compiacimento insieme!) i termini tecnici: vergella, panie, filmina, vuitte, vergognare, giustamente spiegati in chiose e glossari. E si potrebbero elencare molti altri letterati richiami formali.

Ma a conclusione di un così prolungato ragionamento si accende una luce. "Se nel popolo, questo, c’è chi l’arte di amare non conosce costui legga i miei versi, e infine, edotto, ami". Sono queste le parole con cui si esprimeva Ovidio principiando la sua Ars (!) amandi. E Giacobini all’inizio del secondo trattato cos’ risponde: "Già mi è capitato in altra sede, lettor mio, di renderti edotto circa le gioie e le amarezze a cui va incontro il virtuoso dell’arte nostra". Anche in Ovidio lo stile prescrittivi si svolgeva con successive ricette appese ad ipotesi ("Se ti sarà negato un percorso sicuro tu lasciati cadere per dove il tetto è aperto"), consigliando di farsi amabile tra le amanti: "Se lei ride, a tua volta ridi anche tu e se piange non scordare di piangere". E Giacomini: "L’uccellatore ha da farsi egli medesimo uccello". "Solo chi saprà questo e molt’altro potrà peritarsi nell’arte nobile dell’uccellare". E Ovidio: "Allontanatevi voi pigri! Non si affidino queste insegne a chi ha paura". Non solo; Ovidio scrive in contrappunto con la morale augustea, così come Giacobini lo fa con quella stereotipa friulana, e ancora il discorso potrebbe andare molto più a fondo. Ma per ora giungiamo a termine ritornando all’inizio del lungo filo di parole: e se fosse, questo di Giacobini, un gran trattato sulla seduzione?

webmaster Marco Giorgini