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Andar per uccelli
(Amedeo Giacomini)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

Andar per uccelli, già proposto in due "trattatelli" – separati nel tempo – da Scheiwiller, principe dei "piccoli" editori italiani, esce ora in un unico libro articolato nelle sezioni intitolate Con il vischio e Con le reti.

In quest’opera geniale e creativa, Giacobini è il gran patriarca di un mondo perduto al cui centro stanno le creature degli uccelli e la loro compagnia. Il mondo della Bassa Friulana è ancestrale e biblicamente duro, gli uccelli vengono catturati dall’uomo mediante un "giuoco" astuto e anche crudele all’interno di un orizzonte mosso e visivo, attraversato da una musicalità continua che si trasforma in vera e propria sinfonia.

Nella sua Nota, Gian Mario Villalta osserva: "E’ il mondo dell’infanzia che qui risplende, sono i primi incontri con la notte e con il silenzio, il rivelarsi della luna". L’autore esprime "una realtà antropologica (e ancora prima biologica e alimentare) in via di estinzione, legata ai cicli naturali, ai saperi del clima, della geografia e delle specie viventi"; Giacobini è "un diagnostico eccellente della realtà ambientale".

I ritratti fulminanti, e quanto mai bellissimi, del cardellino, della civetta, del pettirosso, del tordo, della "Lodoletta" (solo per citarne alcuni) si compongono in un mosaico affascinante e spesso affettuoso per quelle creature, pur nel sedimentarsi di un dato nativo forte e terragno. La lingua di Giacobini può essere beata e cruda nel ritratto, giocosa e pungente, tendendo a farsi, anche nell’accensione, divertita/divertente/gustosa, perfino paradossale; "barocca" e popolare insieme.

Andar per uccelli – un’autobiografia delle radici del tutto insolita nella narrativa italiana – è colma di magnificenza e poesia, e solo uno sguardo distratto potrebbe ritenerla un semplice trattatelo tecnico per uccellatori o un pamphlet contro l’ideologia animalista.


Prima pagina 

CAPITOLO I

Comincia il trattatelo chiamato l’arte dell’andar per uccelli con vischio, nel quale si contengono molte notizie del migliore dei mondi che l’autore abbia conosciuto nella vita sua.

 

 

Benché diversi siano i modi di praticare l’arte dell’uccellare ed altri se ne inventino, il più antico, il più puro e il più vario è l’andar per uccelli con panie. Non comporterebbe, nei suoi apparati, gravi difficoltà: bastano alcuni richiami, il vischio e uno o più pali infiascati; ciò che, difettando, lo rende impossibile ai tristi oggidiani, è l’animo dell’uccellatore: una disposizione che viene dagli avi, ma che compare e s’affina solo dopo lunga frequentazione della Natura.

Occorrerà, in primo luogo, conoscere gli uccelli, le loro debolezze, le sfumature del canto, diverse in ogni stagione, le malizie in numeri di cui sono maestri; e saperli prevenir nei sospetti, prendere per la gola o pel sentimento, sollecitarne gli istinti; esser pronti a sostituirsi ai richiami quando questi non bastino ad evocare, pipando o zirlando, orgasmi d’amore o trame di gioia, freschi mattini di primavera o sere d’autunno.

Sono esseri di difficile contentatura gli uccelli. Basterà una nota stonata, un attimo di sfiducia, di fame o di noia dei richiami perché insospettiscano o invertano rotta. Bisognerà allora saperli lungamente ascoltare, amarne vita e presenza al punto di starci insieme per intere stagioni, di sentirsi, senza meraviglia, sospendere il cuore al fruscio di un’ala, alla perfezione di un volo: né si dovrà pensare ai guadagni, ché i denari fatti uccellando sono come la piuma, che un soffio di vento sperde per l’aria ed è tempo sprecato il seguirla. Il Pitta, maestro tra i più intransigenti che si conoscano in questa mia terra ove l’andar per uccelli non è, ancora, un lusso soltanto di tempi morti e inscheletriti, sostiene che l’uccellatore ha da farsi egli medesimo uccello e carpire agli alati ogni atteggiamento, e amare i posti che prediligono, e sapere gli odori persino che li attraggono. Ché vi sono alberi e luoghi su cui un lucherino non poserebbe mai, altri amati dai fringuelli e dai tordi; la pispola di frequente riposa sui gelsi, sui pennoni del granturco o sui rami allisciati del vinco; peppole e frosoni cercano il sorgo, ma più volentieri i rosoni anneriti e flosci del girasole maturo; cinciallegre, pettirossi e silvie amano i bassi cespugli del bosco; la capinera sta tra le viti…

(…)


Rassegna Stampa

Un Delizioso Trattatello Di Amedeo Giacomini ("Il Gazzettino", Giovedì 5 Ottobre 2000)

Con Vischio E Con Reti A Caccia Di Fringuelli E Lodolette ("Tuttolibritempolibero" De "La Stampa", Sabato 13 Gennaio 2001)

Dove Volano Gli Uccelli ("La Tribuna Di Treviso", 11 Ottobre 2000)

Giacomini. Trattato Sulla Seduzione ("Il Gazzettino", 26 Ottobre 2000)

Andar Per Uccelli, Gioco Di Uomo E Natura ("La Vita Cattolica Di Udine", 27 Gennaio 2001)


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